🔴 Guerra legale online: “Spegnete Corona!”, l’offensiva dei legali di Signorini contro Falsissimo. Tra richieste a Google e Meta, polemiche virali e un precedente che potrebbe riscrivere le regole del web italiano
Non è più solo uno scontro tra personaggi dello spettacolo. È diventata una battaglia legale e culturale che rischia di segnare un punto di svolta per l’informazione online in Italia. Da una parte Alfonso Signorini, direttore editoriale, conduttore e volto storico della televisione generalista. Dall’altra Fabrizio Corona, ex re dei paparazzi e oggi protagonista di un ecosistema digitale alternativo, ruvido, diretto, controverso: Falsissimo.

In mezzo, due colossi globali: Google e Meta. Ed è qui che lo scontro cambia livello.
“Spegnete Corona”: una frase che fa rumore
Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, i legali di Alfonso Signorini avrebbero avviato una serie di segnalazioni e richieste formali nei confronti dei contenuti riconducibili a Falsissimo, chiedendo interventi di limitazione, oscuramento o deindicizzazione. Non un’azione simbolica, ma una strategia precisa: colpire la distribuzione, prima ancora del contenuto.
“Spegnete Corona”. Così viene riassunta, brutalmente, sui social, una mossa che per molti rappresenta un precedente pericoloso, per altri una necessaria tutela contro la deriva del web.
Falsissimo: informazione alternativa o bomba mediatica?
Per capire la portata dello scontro, bisogna capire cos’è Falsissimo. Non un semplice format, ma un fenomeno digitale. Un mix di racconto, denuncia, provocazione e spettacolo, dove Corona alterna confessioni, accuse, retroscena e monologhi senza filtri.
Un linguaggio lontano anni luce da quello televisivo tradizionale. Niente mediazioni, niente “condizionali rassicuranti”. Ed è proprio questo che lo rende virale. Ma anche estremamente esposto sul piano legale.
Il punto di rottura con Signorini
Il conflitto con Signorini rappresenta il punto più alto e delicato di questa escalation. Secondo quanto trapela, alcuni contenuti di Falsissimo avrebbero superato – secondo la controparte – il confine tra critica e lesione della reputazione.
Da qui la scelta di non limitarsi alle aule di tribunale, ma di agire a monte, sui canali che permettono a quei contenuti di esistere e diffondersi.
Google e Meta nel mirino (e arbitri forzati)
YouTube, Instagram, Facebook: non sono più solo piattaforme, ma snodi di potere. Decidono cosa resta visibile, cosa viene demonetizzato, cosa sparisce. Coinvolgerle significa spostare la battaglia su un piano globale.
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