Signorini Gate: Vittorio Feltri all’attacco di Corona. “L’avvoltoio deve smettere di averla vinta”. Parole durissime che infiammano il web e tengono Mediaset nel cuore del ciclone
Lo scontro si fa sempre più acceso. E questa volta a entrare in scena è una voce che pesa, e non poco. Vittorio Feltri, giornalista storico, firma ingombrante del panorama mediatico italiano, rompe gli argini e si scaglia apertamente contro Fabrizio Corona nel contesto del cosiddetto Signorini Gate. Le sue parole sono nette, violente nel linguaggio, impossibili da ignorare: “L’avvoltoio deve smettere di averla vinta”.

Una frase che non lascia spazio a interpretazioni morbide e che, nel giro di poche ore, incendia il web, dividendo l’opinione pubblica tra chi applaude e chi accusa Feltri di aver superato il limite.
Un’escalation che non si ferma più
Il Signorini Gate nasce come scontro tra narrazioni, ma si è rapidamente trasformato in un caso simbolo di qualcosa di più grande: il conflitto tra informazione tradizionale, racconto digitale e spettacolarizzazione del sospetto.
L’intervento di Feltri segna un punto di svolta. Non parla più solo il diretto interessato, non parlano più solo i social. Parla una figura che rappresenta un certo modo di intendere il giornalismo: diretto, ruvido, senza mediazioni.
E quando Feltri parla, lo fa per colpire.
“Avvoltoio”: una parola che pesa
Il termine utilizzato non è casuale. È una parola carica di significato simbolico, che richiama l’idea di chi si nutre del caos, del dolore, dello scandalo. Un’accusa morale prima ancora che professionale.
Ma proprio per questo, apre un fronte delicatissimo: dove finisce la critica legittima e dove inizia l’insulto?
Il web se lo chiede. E si divide.
Fan e utenti spaccati in due
Da una parte, c’è chi sostiene Feltri senza esitazioni. “Finalmente qualcuno dice quello che molti pensano”, scrivono alcuni. “Basta vivere di allusioni e fango”, aggiungono altri.
Dall’altra parte, c’è chi difende Corona, parlando di libertà di parola, di diritto di critica, di voce scomoda che il sistema non riesce a controllare. Per loro, Feltri rappresenterebbe l’establishment che reagisce quando viene messo in discussione.
Due visioni inconciliabili che trasformano il dibattito in una vera e propria guerra culturale.
Corona, ancora una volta al centro del racconto
Che lo si ami o lo si detesti, una cosa è certa: Corona resta il catalizzatore del caos mediatico. Ogni sua frase, ogni allusione, ogni annuncio genera onde d’urto che travolgono nomi, aziende, carriere.
Feltri lo accusa apertamente di giocare con il fango. Ma il paradosso è evidente: più viene attaccato, più Corona diventa centrale nella narrazione.
È il meccanismo che alimenta il sistema stesso che si dice di voler fermare.
Mediaset osserva, ancora una volta
Nel frattempo, Mediaset resta al centro del ciclone, pur senza intervenire direttamente. Un silenzio che ormai è diventato una costante. Strategia? Prudenza legale? Scelta editoriale?
Qualunque sia la motivazione, l’azienda si ritrova coinvolta in una battaglia che non ha iniziato, ma che la riguarda da vicino per peso simbolico e mediatico.
Il ruolo di Signorini nello scontro
Al centro di tutto resta Alfonso Signorini, figura che incarna perfettamente la tensione tra televisione tradizionale e racconto parallelo del web. Non è solo una persona coinvolta: è un simbolo.
Ed è proprio questo che rende il caso così esplosivo. Non si discute più di singole affermazioni, ma di chi ha il diritto di raccontare cosa, e con quali limiti.
Quando il linguaggio diventa arma
Le parole di Feltri riportano l’attenzione su un tema spesso trascurato: il linguaggio. In un’epoca di comunicazione continua, il modo in cui si dice qualcosa conta quanto – se non più – di ciò che si dice.
Definire qualcuno “avvoltoio” non è una sfumatura. È una presa di posizione netta. E come tutte le prese di posizione nette, produce consenso e rifiuto in egual misura.
Informazione, spettacolo o resa dei conti?
Il rischio è che tutto questo si trasformi in una resa dei conti permanente, dove ogni parola diventa benzina sul fuoco. Il dibattito si polarizza, le posizioni si irrigidiscono, e lo spazio per l’analisi si restringe.
Chi cerca fatti resta disorientato. Chi cerca schieramenti, invece, trova pane per i suoi denti.
Il pubblico tra curiosità e saturazione
Molti utenti iniziano a mostrare stanchezza. “Sempre le stesse dinamiche”, scrive qualcuno. “Parole forti, zero fatti”, commenta un altro.
Eppure, la curiosità resta altissima. Perché il conflitto, anche quando non produce verità, produce attenzione.
Conclusione: uno scontro che va oltre i nomi
Il Signorini Gate, con l’intervento di Vittorio Feltri contro Fabrizio Corona, non è più solo una polemica tra personaggi. È diventato uno specchio del nostro tempo mediatico: rumoroso, polarizzato, emotivo.
Le parole di Feltri hanno acceso un faro. Ma ora resta una domanda aperta:
👉 serviranno a fare chiarezza, o solo ad aggiungere un altro strato di rumore?
Finché non emergeranno fatti verificabili, il rischio è che tutto resti confinato in un eterno scontro di narrazioni. E in quel caso, a vincere non sarà la verità, ma il caos.















