Il caso esplode ufficialmente quando emerge che Alfonso Signorini, storico volto Mediaset e conduttore del Grande Fratello, risulta indagato per violenza sessuale ed estorsione, a seguito di una denuncia presentata da Antonio Medugno il 24 dicembre, vigilia di Natale. Una notizia che ha avuto un impatto enorme, non solo per la gravità delle accuse, ma anche per il peso mediatico del personaggio coinvolto.
Dopo giorni di silenzio, Medugno decide di parlare. Prima attraverso alcune dichiarazioni riprese dal Corriere della Sera, poi con due video diretti rivolti ai suoi follower. In quelle parole spiega di aver scelto di tutelarsi legalmente solo quando la vicenda è diventata pubblica, ammettendo che il silenzio, nel tempo, lo aveva profondamente danneggiato.
Secondo Medugno, per anni non avrebbe avuto la lucidità necessaria per affrontare la situazione, anche a causa di vergogna, paura e timore di non essere creduto. Una dinamica che, come sottolinea lui stesso, riguarda molte presunte vittime di molestie o abusi.

Il ruolo di Fabrizio Corona e dell’ex manager
Uno dei passaggi più discussi riguarda Fabrizio Corona e l’ex manager di Medugno. L’influencer afferma di essere finito nella bufera mediatica proprio a causa loro, sostenendo che alcune chat private sarebbero state diffuse senza il suo consenso.
Medugno dichiara che Corona si sarebbe scusato dopo aver visto prove che, a suo dire, dimostrerebbero l’assenza di un rapporto sessuale con Signorini. E respinge con forza l’idea di aver sfruttato la vicenda per visibilità, sottolineando come, prima dello scandalo, conducesse una vita professionale stabile, con milioni di follower e contratti importanti nel mondo della moda.
“Non avevo bisogno di una cosa del genere. Ci ho solo perso”, afferma.
“Non cerco compassione”: perché parlare ora
Nei video Instagram Medugno chiarisce subito il suo intento:
non cerca pietà, né approvazione, ma vuole rispondere con calma e con i fatti alle accuse e alle narrazioni che circolano sul suo conto.
Molti utenti hanno notato che il suo discorso appare preparato, forse letto. Altri si sono chiesti se il suo avvocato fosse a conoscenza di queste uscite pubbliche. È plausibile pensare che nulla sia stato lasciato al caso: in una situazione così delicata, ogni parola pesa, e parlare senza una strategia legale potrebbe rivelarsi estremamente rischioso.
Perché denunciare dopo quattro anni?
È una delle domande più frequenti e più controverse. Medugno risponde spiegando che, quando si vive una situazione di questo tipo, spesso non si denuncia subito. Vergogna, paura, senso di colpa e il timore di conseguenze lavorative possono bloccare una persona per anni.
Racconta di aver intrapreso un percorso terapeutico e di aver cercato di andare avanti, fino a quando la vicenda è diventata di dominio pubblico. A quel punto, spiega, il silenzio non era più sostenibile.
È un tema complesso, che va oltre il singolo caso e tocca una questione sociale più ampia: il modo in cui le presunte vittime vengono giudicate e spesso colpevolizzate.
I messaggi e l’incontro a casa di Signorini
Medugno ammette l’esistenza di messaggi dal tono ambiguo. Col senno di poi, riconosce che avrebbe dovuto mettere dei limiti prima. Ma spiega anche di essere stato giovane, sotto pressione e fortemente influenzato dal suo ex manager, che lo avrebbe spinto a minimizzare la situazione.
Sostiene di non essere andato a casa di Signorini per ottenere favori sessuali, ma per dimostrare il proprio valore umano e professionale, convinto – ingenuamente – che questo potesse bastare.
Un punto su cui insiste molto è che ingenuità non equivale a consenso. In una dinamica sbilanciata, dice, non sempre si reagisce in modo lucido o immediato.
“Ho sbagliato a restare, ma restare non significa stare bene”
Un’altra risposta centrale riguarda il fatto di aver accettato una situazione che già lo faceva stare male. Medugno riconosce un errore, ma respinge l’idea che questo annulli o smentisca ciò che racconta oggi.
Collega questa spiegazione anche ad alcune chat emerse in cui minimizzava le avance, sostenendo che all’epoca fosse confuso e manipolato.
Il nodo del Grande Fratello
Il punto più delicato resta sempre lo stesso:
se non c’è stato alcun rapporto sessuale, come è entrato al Grande Fratello?
Medugno afferma con decisione che non c’è mai stato un secondo incontro con Signorini e che il secondo provino sarebbe avvenuto esclusivamente in videochiamata. Nega qualsiasi rapporto fisico, sia prima che dopo.
Secondo il suo racconto, un ruolo lo avrebbe avuto una delle sorelle Selassié, con cui avrebbe avuto una breve frequentazione. Dopo averle raccontato del provino andato male, lei avrebbe parlato con Signorini, e poco dopo sarebbe arrivata la convocazione per un nuovo provino.
Questa versione non è verificata, ma circola da giorni nel mondo del gossip e viene citata anche in alcune ricostruzioni mediatiche.
Accuse di opportunismo e risposta finale
Molti continuano a chiedersi se Medugno stia sfruttando la vicenda per farsi pubblicità. Lui respinge l’accusa con fermezza: se fosse stato così, sostiene, avrebbe parlato subito, partecipato a programmi televisivi e prodotto contenuti continui. Invece è rimasto in silenzio per anni.
Afferma di aver perso contratti e opportunità lavorative e di parlare oggi solo per difendere la propria dignità.
Il tema del consenso e la colpevolizzazione
Nella parte finale dei video, Medugno affronta un punto fondamentale: la tendenza a colpevolizzare chi accetta un invito, una cena o un regalo. Ricorda che fidarsi di qualcuno non equivale ad acconsentire a un rapporto fisico, e che il consenso può essere ritirato in qualsiasi momento.
Sottolinea quanto questo tipo di giudizio possa essere devastante per persone più fragili, che non hanno strumenti psicologici o supporto.
Uno spazio di supporto e molte domande aperte
Medugno annuncia la creazione, insieme al suo avvocato, di uno spazio con libero patrocinio per chi subisce molestie o violenze. Al momento, però, non sono ancora chiari i dettagli pratici su come accedervi.
Quella che ha raccontato è la sua verità.
Ora la parola passa alla magistratura.
Ci sono PM, tribunali, indagini in corso. C’è chi accusa, chi si difende, chi rilancia mediaticamente. E una storia che, giorno dopo giorno, sembra diventare sempre più grande.
La domanda resta aperta:
questa esposizione pubblica sarà una mossa vincente o si rivelerà controproducente?
Per ora, l’unica certezza è che il caso Signorini è tutt’altro che chiuso. E il dibattito, nel bene e nel male, è destinato a continuare.















