Quando il desiderio diventa scontro: Helena e Javier, dopo la pena, faccia a faccia con ciò che resta


La stanza era piccola, quasi soffocante. Le pareti color avorio sembravano stringersi man mano che il silenzio si allungava tra loro. Helena era in piedi, le braccia conserte, lo sguardo fisso su un punto indefinito del muro. Javier sedeva sul bordo del letto, le mani intrecciate, il respiro irregolare.
Erano liberi. Avevano scontato la pena. Eppure, non erano mai stati così prigionieri.
«Non puoi continuare a guardarmi come se fossi io il colpevole di tutto», disse Javier rompendo il silenzio, con una voce più dura di quanto avrebbe voluto.
Helena si voltò di scatto.
«Ah no? E dimmi, Javier… chi dovrei guardare così?»
La tensione era nell’aria da giorni, forse da settimane. Ma ora non c’era più spazio per fingere. Il desiderio di avvicinarsi si scontrava violentemente con il bisogno di difendersi.
Il ritorno alla libertà che non assomiglia alla pace
Uscire dal carcere non aveva significato ricominciare. Non davvero. Avevano immaginato quel momento mille volte: l’abbraccio, le parole sussurrate, la promessa di non lasciarsi mai più. Ma la realtà era stata diversa. Più ruvida. Più crudele.
«Tu non capisci cosa ho passato», continuò Helena, la voce tremante.
«No?», Javier si alzò di scatto. «E tu credi che io lo capisca meno di te? Eravamo lì insieme, Helena. Non eri sola.»
«Eppure mi sono sentita sola ogni singolo giorno», ribatté lei. «Ogni notte. Anche quando eri a due metri da me.»
Quelle parole colpirono Javier come uno schiaffo. Fece un passo avanti, poi si fermò. La distanza tra loro era minima, ma sembrava infinita.
Desiderio e rabbia: una miscela pericolosa
Helena sentiva il cuore batterle nelle orecchie. Avrebbe voluto avvicinarsi, toccarlo, sentire che era reale. Ma allo stesso tempo, una rabbia sorda le stringeva lo stomaco.
«Sai qual è il problema?» disse lei, abbassando la voce. «Che io ti voglio ancora. Ed è questo che mi fa più paura.»
Javier la guardò, sorpreso.
«Paura di cosa?»
«Di perdere di nuovo tutto. Di affidarmi a te. Di credere che questa volta sarà diverso.»
Lui serrò la mascella.
«E tu pensi che io non abbia paura? Ogni volta che ti guardo sento il bisogno di stringerti… e allo stesso tempo il terrore di farti ancora male.»
Le parole che non sono mai state dette
Il silenzio tornò a incombere, più pesante di prima. Javier passò una mano tra i capelli, come se cercasse di trattenersi.
«In carcere», disse infine, «ogni notte pensavo a quello che ti avrei detto una volta fuori.»
Helena lo fissò.
«E allora dimmelo adesso.»
«Pensavo di dirti che mi dispiace. Che ho sbagliato. Che non sono stato abbastanza forte per entrambi.»
Lei scosse la testa.
«Le scuse non bastano più, Javier.»
«Lo so», rispose lui, avvicinandosi ancora. «Ma sono l’unica cosa che ho.»
Quando l’intimità diventa una battaglia
Si trovarono a pochi centimetri l’uno dall’altra. Il respiro si mescolava. Il desiderio era evidente, quasi violento.
«Non avvicinarti così», sussurrò Helena, senza però indietreggiare.
«Perché?» chiese Javier. «Hai paura di quello che potremmo fare… o di quello che potremmo sentire?»
Helena chiuse gli occhi per un istante.
«Ho paura che, se ti tocco, tutto il dolore torni insieme al desiderio.»
Javier alzò lentamente una mano, fermandosi a mezz’aria.
«Dimmi di fermarmi.»
Lei non parlò. Il silenzio fu una risposta più rumorosa di qualunque parola.
L’esplosione
«Vedi?» sbottò Helena all’improvviso, allontanandosi. «È sempre così! Non parliamo, non risolviamo, ci rifugiamo nei corpi per non affrontare il resto!»
«Non è vero!» gridò Javier. «Io sto cercando di parlare con te!»
«No, stai cercando di possedermi di nuovo!»
«E tu stai cercando di punirmi per qualcosa che non posso più cambiare!»
Le parole rimbombarono nella stanza. Helena tremava. Javier aveva gli occhi lucidi.
«Io non so se so più chi siamo», disse lei con voce spezzata.
«Nemmeno io», ammise lui. «Ma so che non voglio perderti senza averci provato davvero.»
Il punto di rottura
Helena si sedette sul letto, improvvisamente stanca.
«E se provarci significasse distruggerci di nuovo?»
Javier si inginocchiò davanti a lei.
«Allora almeno sapremo che non è stato per paura.»
Lei lo guardò a lungo. In quello sguardo c’erano anni di amore, errori, colpa, desiderio, speranza.
«Non promettermi niente», disse piano.
«Non lo farò», rispose lui. «Ti prometto solo che resterò. Anche quando farà male.»
Un equilibrio fragile
Non si baciarono. Non quella sera. Restarono seduti uno accanto all’altra, le spalle che si toccavano appena. Era poco, ma era tutto ciò che potevano concedersi.
Fuori, la notte scorreva indifferente. Dentro quella stanza, due persone cercavano di capire se l’amore potesse sopravvivere alla colpa, al tempo, alla pena già scontata ma non dimenticata.
Helena parlò per ultima.
«Forse la vera libertà non è uscire da una cella», disse. «Ma trovare il coraggio di restare.»
Javier annuì, in silenzio.
E per la prima volta da quando erano tornati liberi, nessuno dei due scappò.















