Nascita del Cinema, 130 anni fa la magica intuizione dei Fratelli Lumiére: storia della settima arte dalle origini alle nuove piattaforme
Auguri al Cinema (con la “C” maiuscola) e Buon Compleanno: 130 anni e non dimostrarli! Li festeggia il 28 dicembre 2025, un giorno (correva il 1895) in cui i Fratelli Auguste e Louis Lumière, proiettavano il primo film in pubblico. Succedeva a Parigi, al Salon indien di Grand Café di Boulevard des Capucines. il titolo era L’uscita dalle officine Lumière, luogo dove oggi una targa lo ricorda, ed entrando in quel cancello si trova un caffè letterario, uno piccolo spazio espositivo, una biblioteca ricca di volumi e divisa per autori, generi.
Proprio Louis pronunciò però la famosa frase “il cinema è un’invenzione senza futuro”. In quella geniale e pionieristica intuizione, si sbagliò, senza sapere come si sarebbe invece evoluto un linguaggio del genere, su cui oggi gira un’intera industria globale e desiderosa di esplorarsi ancora. Ecco perché, dalla nascita del cinema a oggi, 130 anni sono ancora “pochi”.
L’uscita dalle officine Lumière, il primo film della storia del cinema
Hulton Archive/Getty Images
Intervista esclusiva a Thierry Frémaux: «Se ami il cinema, il cinema amerà te»
“Il cinema dunque impera”, come si sente pronunciare in Effetto notte di Truffaut, e prende vita nello scenario della splendida Lione, il luogo suggestivo in cui incontriamo in esclusiva il direttore artistico e fondatore del Lumière Film Festival, Thierry Frémaux, e che nel 2026 celebrerà peraltro anche i 25 anni alla guida come Delegato Generale del Festival del Cinema di Cannes. «Ho fiducia nel futuro», dice, «il cinema sarà presente nelle nostre vite».
Il Lumière Film Festival nasce dall’idea di Bertrand Tavernier.
L’Istituto Lumière sì, fu lui il primo direttore, e anche del comune. Tutti sapevano che Lione era il posto migliore per il cinema, e dovevamo fare qualcosa lì. Hanno deciso che era solo un’idea, e io sono arrivato nello stesso momento, ero giovane e studiavo, rimasi con loro, ma il festival (nato nel 2009, ndr) è una mia idea e di un mio collega. A Bertrand non piaceva molto, diceva che c’erano già troppi festival. Perché aggiungerne un altro? Risposi: perché la storia del cinema è iniziata qui.,abbiamo 120 anni di film su cui basarci per pensare al programma ogni anno, conosciamo perfettamente la città, andavamo all’Opera o all’ Auditorium. Ciò che ancora sorprende è il pubblico, il modo in cui è così caloroso già dalle 9:00 del mattino. Questo ti dà fiducia negli esseri umani, anche se il caos è quasi ovunque. Ma no, quando sei in una stanza e vedi quei volti, giovani, anziani, uomini, donne e così via, penso che possiamo essere sicuri che qualcosa di bello arriverà. In 15 anni abbiamo creato qualcosa di molto forte, possiamo essere orgogliosi. Il problema era iniziare con Clint Eastwood. Successivamente ci siamo detti: “cosa possiamo fare dopo? Nel tempo sono arrivati, per ricevere premi alla carriera nomi come quelli di Miloš Forman Tim Burton, Jane Campion, Quentin Tarantino, Jane Fonda, Martin Scorsese, Wim Wenders, Isabelle Huppert, Catherine Deneuve, o come quest’anno Michael Mann.
Chi decide?
Noi, il team dell’Istituto Lumière. Non è una votazione, nessuna commissione o alcun potere, niente. Solo discussioni. È come per il Premio Nobel, ne parliamo molto e naturalmente abbiamo una lunga lista perché molti artisti in tutto il mondo meriterebbero di ricevere il Lumière Award.
A Lione sente di avere maggior libertà?
Anche a Cannes ho la mia libertà, Lione è come un film sulla storia del cinema, è la storia di tutti. È una città che posso visitare quando e come vogliamo, Cannes dipende dalla produzione dell’anno. Lione è sicuramente qualcosa di diverso, Cannes è molto contemporanea, c’è una competizione, qui no, Cannes un festival cinematografico professionale, qui è molto più dedicato agli spettatori. Continuo a pensare che il cinema abbia bisogno di un buon pubblico, e in diversi paesi non è più lo stesso del passato, a Lione, se molte città potessero avere un festival cinematografico come il Lumière, il cinema sarebbe in condizioni migliori.
Thierry Fremaux posa al Festival di Cannes 2023
PATRICIA DE MELO MOREIRA/Getty Images
Il Festival di Cannes rimane però uno degli appuntamenti storici e intoccabili della stagione.
Cannes non può essere paragonata a nessun altro posto al mondo. È qualcosa che pensavo già prima, ne ho fatto parte e ora ne sono più convinto che mai: è eccezionale non solo per il cinema, per la cultura, e per molto altro. E soprattutto in questo mondo, in parte caotico, Cannes mantiene ancora quella doppia posizione, che ha avuto inizio proprio con il festival cinematografico del 1939, libero da Mussolini e Goebbels. E nel 1946, dopo la seconda guerra mondiale, ci fu un evento culturale per rendere di nuovo felici le persone, per fare qualcosa che riflettesse la grande speranza che la gente aveva in quel momento dopo il conflitto. Ebbene, oggi, nel 2025, è difficile sapere se possiamo avere speranza o se possiamo avere disperazione. Ma il cinema esiste ancora, e Cannes esisterà ancora.
Nel 2026 compirà 25 anni alla guida del Festival di Cannes.
Nel 1999 pensavo fosse solo una missione di tre anni per poter tornare qui. Non riguarda solo Cannes, ma il cinema. Il cinema è ancora, per me, forte, forse non come 25 anni fa, ma penso che non sia la fine. Nella sua storia, il cinema è stato più volte in pericolo: la televisione, i video, Internet, ora le piattaforme, anche se le considero un’invenzione straordinaria. Io ho tutto nel mio computer, nel mio smartphone, penso che ci sia comunque qualcosa di molto più pericoloso, non riguarda in particolare l’intelligenza artificiale, il cinema o le piattaforme. Riguarda la società.
Ascolti, le star ultimamente non fanno però più interviste come in passato: di chi è la colpa?
Ci sono i social media, questo è il problema principale. È successo con Natalie Portman, ha tenuto quest’anno a Lione una master class straordinaria, ma quando è arrivata in teatro, e a me piace che le persone le diano il benvenuto, loro non l’hanno fatto, volevano fare un video da pubblicare su Instagram o altro. Non si dedicano al momento che stanno vivendo, ma caricano qualcosa per esprimere l’ammirazione che proviamo, è meglio avere una piccola immagine, anche brutta, e metterla sui social media per dire: “Io ero lì con Natalie Portman”. Questa è la prima cosa a cui tutti devono prestare attenzione. L’altra cosa più profonda e di cui parlare è questa: sono cresciuto con la stampa, da appassionato di cinema, con le critiche. Amo e continuo a leggere le critiche, così come amo leggere la storia del cinema. Ora c’è un’altra fonte di informazioni a disposizione delle giovani generazioni, ovvero Internet e simili. A volte basta una sola parola, una frase, una volta invece avevamo cinque pagine e bisognava arrivare alla fine dell’articolo per capire cosa il giornalista volesse dire sul film, era ricco, ti insegnava anche come leggere, come imparare, come capire un film, come descriverlo e così Ora la situazione non è più la stessa. Piango? Sì. Penso sia una situazione molto triste. E non prendetevela con gli artisti che si proteggono, devono farlo perché è molto pericoloso, e non è colpa della stampa, ma del resto della società, è così.
Natalie Portman abbraccia Thierry Frémaux al Festival di Cannes 2023
Andreas Rentz/Getty Images
Lei è uno dei più grandi custodi dell’eredità dei Lumière, da poco ha pubblicato un volume in Francia, L’aventure Lumière, e ha all’attivo due documentari, Lumière – L’avventura del cinema e Lumière! La scoperta del cinema. Ma chi sono davvero?
Non lo so ancora davvero, erano così concentrati sul futuro che potremmo dire che oggi lavorerebbero sull’intelligenza artificiale, anche se sono riluttante a parlare dell’argomento, penso sia una tecnologia e io non voglio fare il filosofo. Ho capito che bisogna essere aperti e generosi perché un’inquadratura, 50 secondi, si può dire noiosa o no, non noiosa. C’è questo, in basso, a sinistra, a destra. È esattamente quello che dobbiamo fare con qualsiasi film. Un regista pensava alla sua inquadratura, alla sua identità, alla posizione della telecamera e così via. Ecco perché amiamo anche i film in bianco e nero, lenti e persino, potrei dire, noiosi, perché un film noioso è pur sempre un film. Ecco amiamo ancora vedere quello che hanno creato.
Da loro è partito tutto. Ma com’è cambiato il cinema?
Se realizzi delle immagini, questo registro è tuo, quindi ci metti il tuo nome, ti assumi la tua responsabilità. Nell’intelligenza artificiale, su Internet, chi si assume la responsabilità? Ci sono tantissime immagini ovunque, persone che muoiono, picchiate. Il cinema non l’ha mai fatto. Mai. Perché? Perché il cinema è una cosa seria, è un’arte, ma anche il cinema, e naturalmente, soprattutto in questo paese, si è aperta questa discussione con Les Cahiers du Cinéma, ne parlai con Claude Lanzmann sul suo film Shoah. Non si fa nulla con le immagini, bisogna, però, prestare attenzione all’uso che se ne fa, all’effetto che possono avere sul pubblico giovane. Io non sono un grande esperto di A.I., anzi recentemente mi hanno insegnato a usare ChatGPT. La mia prima domanda sa qual’è è stata: “chi ha ucciso John Kennedy? E ChatGPT ha risposto: “non ne siamo sicuri”. Dunque penso che a volte un buon libro sia meglio.
I Fratelli Louis e Auguste Lumiere
Apic/Getty Images
Di cosa va invece più orgoglioso?
Non credo di meritare alcun complimento, io sono fatto così. Quando sono in un posto, ci resto, se c’è una grande cena, non sono il tipo che si alza e dice: “Oh, come stai?”. Io resto. Resto immerso. È la mia città. Sono cresciuto qui, in periferia, la mia famiglia è originaria delle Alpi, lì ho una fattoria, che ho comprato quando ero molto giovane, era economica, per niente costosa. A Cannes pensavo che ci sarei rimasto tre anni, e sono ancora lì.
Nessun rimpianto?
Ho lasciato il mondo del judo, anche se non del tutto, facevo l’insegnante. Ma l’unica cosa di cui davvero sento il rimpianto è di non essere diventato uno storico, quello era il mio destino. Ecco perché scrivo libri, lo dico ai giovani quando tengo una master class e mi chiedono come fare. Dico: “Se ami il cinema, il cinema amerà te”.
È fiducioso nel futuro?
A volte è bene avere difficoltà a leggere Marcel Proust, Émile Zola o Thomas Pynchon, l’autore del libro Vineland su cui è basato peraltro Una battaglia dopo l’altra. È difficile, ma bisogna impegnarsi, poi si è felici di arrivare fino alla fine. François Truffaut diceva che “dobbiamo vedere molti film in diverse età della vita perché non siamo sempre la stessa persona, non percepiamo la stessa cosa ad ogni visione”. Non possiamo essere una canzone dopo un solo ascolto, dobbiamo ascoltarla molte più volte. Il film è lo stesso. No, il cinema è, sarà, ancora presente nelle nostre vite.
Francois Truffaut
Santi Visalli/Getty Images




















