Ennio Morricone, i figli Marco raccontano il padre a Vogue Italia: «Parlava poco, ma sapeva toccare le corde delle persone in una maniera straordinaria»

Ennio Morricone, i figli Marco raccontano il padre a Vogue Italia: «Parlava poco, ma sapeva toccare le corde delle persone in una maniera straordinaria»

Marco Morricone, da un lato, autore insieme al giornalista Valerio Cappelli di un libro emozionante, Ennio Morricone, Il genio, l’uomo, il padre, con la prefazione di Aldo Cazzullo, pubblicato per Sperling & Kupfer da Mondadori Libri, presentato recentemente alla Fondazione Zeffirelli di Firenze. Andrea Morricone, direttore d’orchestra e compositore, dall’altro, l’erede artistico del grande maestro, scomparso il 6 luglio 2020. Due dei quattro figli, uniti per parlare ancora una volta del padre Ennio, più che del personaggio noto.

Quello a cui il lettore va incontro è una vera e propria confessione a 360°, fatta di memorie e riflessioni, aneddoti, curiosità, passioni (gli scacchi e la pittura), riti e metodicità (i giornali da comprare presto al mattino, il caffè, la ginnastica prima di creare, le chiavi dello suo studio appese al collo), le colonne sonore, gli incontri con Tornatore, Eastwood, Tarantino, gli anni alla Rai in cui il padre e l’uomo Morricone vengono oltremodo condivisi. Non è un libro da svelare nelle sue partiture, ma è invece da assaporare lentamente, inoltrandosi in quel vissuto, fatto di gesti, sacrifici, durezze, poderose melodie, attimi privati, concretezza.

Ennio Morricone figli
Jim Dyson

Ennio Morricone visto dagli occhi dei figli, Marco e Andrea

«Io e Valerio Cappelli avremmo potuto scrivere 4-5 libri, qui abbiamo filtrato delle cose», ci racconta Marco Morricone. «Il titolo originale, che sembra a rimandare a uno dei grandi capolavori di Sergio Leone, doveva essere invece “Era mio padre”. Valerio faceva una rubrica sul Corriere della Sera sui “figli di”, mi volle intervistare, fu la seconda più letta di quel mese e dell’anno, è stato uno dei pochi amici, con cui mio padre intratteneva anche un rapporto personale e consolidato, conosciuto quando aveva 18 anni, ha una modalità di giornalismo atipica, non ama la critica, ma la relazione. Un libro, però, anche doloroso, perché ha attraversato il percorso della vita, straordinario da un punto di vista professionale e umano, papà aveva una sensibilità quasi infantile, ma tutto questo è stata anche la chiusura di un cerchio per l’elaborazione di un lutto. Quando scompare un padre, la prima figura maschile fin da piccoli, ti lascia un vuoto, è la prima relazione stretta, dalla quale inevitabilmente cerchi di prendere esempio».

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Timothée Chalamet e Gwyneth Paltrow rispondono a una serie di domande rapide

Un testo intriso, ricco, come detto, di momenti, a partire dal primissimo scorcio nella “tana del dio”, lo studio di Ennio Morricone, così ribattezzato, “un regno segreto”, affacciato sul soggiorno di casa. Un luogo praticamente inaccessibile, nel quale da piccoli osservarlo, immobile a creare sui pentagrammi melodie e musicali indimenticabili. Perché nel racconto dei figli passa non solo l’amore, la stima, ma una forma di riconoscenza sana e vera per gli insegnanti ricevuti. «Li ho assorbiti nel quotidiano, come una spugna, nelle scelte ne capivo le motivazioni e le strade intraprese», dice ancora Marco Morricone. «Evidentemente è stato il primo a insegnarmi la vita, essendo il primogenito». E così, sottolinea Andrea, a «dare il meglio, sia per ciò che riguarda la professione, sia per il cammino umano quotidiano».

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Ennio Morricone con il figlio Marco

 Archivio Famiglia Morricone

Ennio Morricone, una persona straordinariamente normale

L’altra parola del titolo è genio, un termine immenso, ma che definisce ciò che Ennio Morricone ha lasciato, e continua a lasciare in termini di ispirazione. Le sue creazioni continuano a vivere, essere scoperte ogni giorno, è diventato più di un cognome, ma un vero e proprio linguaggio, un glossario fatto di note, invenzioni, colonne sonore memorabili. «Papà non si è mai sentito un genio» prosegue Marco, «semmai un amanuense della musica, una persona che ha avuto dai suoi studi ispirazione e un percorso per arrivare dove è giunto, la musica applicata e assoluta, Bach, Frescobaldi, Stravinskij. Si è sempre sentito una persona normale, con una modalità comunicativa diversa da noi. Non era un grande oratore, parlava poco, ma sapeva toccare le corde delle persone in una maniera straordinaria».

La mamma Maria: «i registi venivano la prima volta per mio padre e la seconda per lei».

Nel libro c’è un capitolo che, forse, più di altri, racconta l’altra medaglia della vita di Morricone, la moglie Maria. Una figura cruciale, una compagna di lavoro straordinaria, come continua a racconta Andrea Morricone «i registi venivano la prima volta per mio padre e la seconda per lei. A volte le scelte e decisioni migliori avvenivano a pranzo, cucinava su richiesta dei carciofi alla romana strepitosi, una specialità, molto amati da papà. Ma la Sig.ra Maria, era soprattutto, dice Marco, «il primo ascolto dei temi che scriveva. Essendo una persona del popolo, senza sminuire la parola, non aveva studiato musica, dunque era il suo primo giudice reale rappresentante la massa. Da un certo momento in poi papà non leggeva più copioni, era mamma, gli raccontava il film e lui scriveva, rigorosamente a penna. A tavola, poi, sapeva creare una tale atmosfera convive, e tutti si ammorbidivano».

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Ricordi indelebili: dalla festa per i 90 anni al concerto a Caracalla

Difficile scegliere, ma proviamo a chiedere i figli riguardo un immagine speciale, particolare, non per forza citata. Inizia Marco. «Ricordo con grande piacere quando papà festeggio i suoi 90 anni. La SIAE organizzò una specie di festa all’Auditorium Parco della Conciliazione di Roma, oggi intitolato a lui, e del quale voglio ringraziare la ex sindaca di Roma Virginia Raggi, che ha voluto questa cosa con tutte le sue forze. Un momento in vennero tutti i compositori italiani, e ognuno, tra cui Nicola Piovani, gli dedicò un pezzo. Ne fu felicissimo, già aveva piccole fragilità, io ero lì, gli sono stato l’ombra, il supporto».

«Uno dei suoi concerti a Caracalla nel 2019 poco prima che mancasse», interviene Andrea Morricone. «Mi invitò a dirigere il tema d’amore di Nuovo Cinema Paradiso e io andai, fu un momento molto bello, ufficializzò questo passaggio di testimone, significò tanto, segnò un concetto di continuità artistica.  Mi presentò al pubblico sul fatto che io avrei potuto dirigere il repertorio classico nella sua interezza. Ricordo, quando lavoravamo al film Amleto di Franco Zeffirelli, io ero lì, mentre registrava, scrisse un brano con archi sospesi, molte pause, come faceva di solito la musica entra in punta di piedi. Ad un certo punto Zeffirelli dice a papà, “qui ci vuole un tema, voglio assolutamente un tema”, L’orchestra va a riposo, lui si trova di fronte a un enorme problema, non ce l’aveva, davanti a me lo scrisse in tempo reale, sul leggio, un tema di una bellezza imbarazzante». Una bellezza, che oggi ritroviamo nelle parole di chi lo ha conosciuto nel profondo, e lo racconta in un percorso umano, artistico, in cui Morricone ci rimane scolpito ancor di più.