“Dietro ogni titolo c’è una vita vera”: Eleonora Palmieri racconta le sue ferite dall’ospedale. A Zurigo, la giovane Elsa Rubino si risveglia e ringrazia chi non l’ha mai lasciata sola

“Dietro ogni titolo c’è una vita vera”: Eleonora Palmieri racconta le sue ferite dall’ospedale. A Zurigo, la giovane Elsa Rubino si risveglia e ringrazia chi non l’ha mai lasciata sola


Dietro ogni articolo di cronaca, dietro ogni titolo che scorre veloce sugli schermi, ci sono volti, storie, respiri spezzati e una lotta silenziosa per tornare a vivere. È questo il messaggio che Eleonora Palmieri ha voluto affidare ai social network, mostrando senza filtri le cicatrici lasciate dall’incendio scoppiato nella notte di Capodanno al locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Un messaggio che va oltre la cronaca, oltre i numeri, e che restituisce umanità a una tragedia che ha segnato decine di famiglie.

Eleonora, 29 anni, veterinaria originaria di San Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini, è una delle sopravvissute a quel rogo che ha causato 40 vittime e numerosi feriti. Oggi si trova ancora ricoverata in terapia intensiva, impegnata in un lungo e complesso percorso di cura. Nel video condiviso online, alterna immagini della sua vita prima dell’incendio a quelle scattate in ospedale: il volto segnato dalle ustioni, le mani bendate, i segni evidenti di una notte che ha cambiato tutto.

“Dietro ogni articolo e ogni riga di un titolo di giornale c’è una storia vera”, scrive Eleonora. Una frase semplice, ma potentissima. Un invito a guardare oltre la superficie, a ricordare che dietro la parola “sopravvissuta” c’è una persona che sta imparando di nuovo a riconoscersi allo specchio.

La notte che ha diviso la vita in due

L’incendio è divampato improvvisamente durante i festeggiamenti di Capodanno. In pochi istanti, il locale si è trasformato in una trappola mortale. Il panico, il fumo, il fuoco che avanza senza lasciare scampo. Eleonora si trovava all’interno quando tutto è iniziato. A salvarla è stato il compagno, Filippo Bonifacio, che quella notte si trovava al piano superiore del ristorante, non nel seminterrato dove si concentrava la maggior parte delle persone e dove si è consumata la tragedia più grave.

Nel caos, Filippo è riuscito a trovarla, a trascinarla fuori e a portarla all’ospedale di Sion. Un gesto istintivo, disperato, che le ha salvato la vita. Da quel momento è iniziato un viaggio difficile: prima le cure in Svizzera, poi il trasferimento all’ospedale Niguarda di Milano e infine al Centro Grandi Ustionati Bufalini di Cesena.

Le ustioni hanno colpito principalmente il volto e le mani, aggravate dall’inalazione di fumo. Le condizioni di Eleonora sono stabili, ma il percorso di guarigione sarà lungo, fatto di interventi, terapie e di una ricostruzione non solo fisica, ma anche emotiva.

“Lavoriamo insieme, nella stessa stanza”, scrive Eleonora riferendosi a Filippo, accompagnando le parole con una foto scattata in ospedale. Un’immagine che racconta resistenza, amore e presenza. Nel suo messaggio non manca un pensiero per chi non ce l’ha fatta: “Un pensiero agli angeli che non sono tornati a casa. Non smettete mai di apprezzare la vita”.

Il risveglio di Elsa Rubino: una luce nella notte

Accanto alla storia di Eleonora, emerge quella di Elsa Rubino, una ragazza di soli 15 anni, studentessa di Biella, anche lei rimasta gravemente ferita nell’incendio. Elsa è ricoverata da 22 giorni in un ospedale di Zurigo, con ustioni che interessano oltre il 60% del corpo. Per settimane è rimasta in coma farmacologico, sospesa tra la vita e la morte.

Il suo risveglio è arrivato come un raggio di luce in un momento di grande paura. Elsa ha aperto gli occhi e ha riconosciuto i genitori. Un segnale importante, fondamentale, ma che non permette ancora di abbassare la guardia. “È stata un’emozione fortissima”, ha raccontato il padre, Lorenzo. “Ma non possiamo rilassarci. La situazione resta critica e la prognosi è ancora riservata”.

La giovane ha già affrontato due interventi chirurgici e dovrà sottoporsi a un’operazione all’intestino, rinviata finché le sue condizioni cliniche non saranno più stabili. Ogni giorno è una battaglia, ogni piccolo miglioramento è una conquista che viene accolta con cautela e speranza.

Il messaggio di Elsa: “Vi sento accanto a me”

Nonostante la fragilità del momento, Elsa ha voluto far arrivare un messaggio a tutte le persone che, in questi giorni, le stanno dimostrando affetto, sostegno e vicinanza. Un messaggio semplice, ma carico di emozione, che i genitori hanno condiviso con chi segue la sua storia.

“Non so ancora usare bene le parole per raccontare quello che sto vivendo”, dice Elsa. “Ma so che sento il vostro affetto. Lo sento anche quando ho paura, anche quando fa male, anche quando mi sembra tutto troppo grande”.

“Grazie a chi mi pensa, a chi prega per me, a chi mi manda un messaggio anche senza conoscermi. Ogni parola, ogni pensiero mi arriva come una carezza. Mi dà forza, mi fa sentire meno sola”.

La ragazza ringrazia i medici e gli infermieri che si prendono cura di lei ogni giorno, definendoli “persone che non si arrendono mai”. E poi aggiunge: “Sto imparando che la forza non è non avere paura, ma continuare anche quando la paura c’è”.

Infine, un pensiero rivolto a chi legge: “Vi prometto che farò del mio meglio. Non so quanto ci vorrà, ma so che non mollo. Portate pazienza con me, e continuate a starmi accanto. Io vi sento, davvero”.

Oltre la cronaca, le vite che restano

Le storie di Eleonora ed Elsa mostrano il volto umano di una tragedia che non può essere ridotta a statistiche. Sono racconti di dolore, ma anche di resistenza, di legami che salvano, di una solidarietà che attraversa confini e generazioni.

In un mondo abituato a consumare notizie rapidamente, le loro voci ci ricordano che la guarigione è lenta, fragile, e che dietro ogni sopravvissuto c’è una strada lunga da percorrere. Ma anche che il sostegno, l’empatia e la presenza possono fare la differenza.

Eleonora lo ha scritto chiaramente: dietro ogni titolo c’è una storia vera. E oggi, quelle storie chiedono di essere ascoltate non con curiosità, ma con rispetto, umanità e silenziosa vicinanza.

Perché, a volte, anche solo esserci è già un modo per salvare una vita.