Verissimo, il momento che ha cambiato tutto: Samira Lui e il coraggio di dire la verità
Ci sono istanti televisivi che non appartengono solo allo spettacolo, ma entrano nella vita di chi guarda. Momenti in cui lo schermo smette di essere una barriera e diventa uno specchio. È quello che è successo nello studio di Verissimo, quando Samira Lui ha deciso di raccontarsi davvero. Non per promuovere un progetto, non per alimentare curiosità, ma per liberarsi. Per la prima volta, senza filtri.
«Non volevo farlo, ma dovevo».
Con queste parole Samira ha aperto una porta che per anni era rimasta chiusa. Una frase breve, ma carica di tutto il peso di una vita vissuta trattenendo il fiato. In quello sguardo lucido, seduta davanti a Silvia Toffanin, c’era la storia di una donna che ha imparato a cadere, a ricomporsi e soprattutto a non rinnegarsi più.
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Silvia le chiede con delicatezza: Perché adesso?
Samira prende fiato, guarda oltre le luci dello studio e risponde con una sincerità disarmante:
«Perché il silenzio, a un certo punto, fa più male della verità».
Da lì in poi, l’intervista smette di essere tale. Diventa una confessione. Lo studio si fa silenzioso, il pubblico trattiene il respiro. Samira non parla per apparire, ma per togliersi un peso. Racconta l’infanzia, il vuoto lasciato da un padre assente, quella sensazione di sentirsi piccola davanti a un mondo troppo grande. Racconta una madre forte, capace di crescere due figli da sola, insegnando con l’esempio che la dignità viene prima di tutto.
«Mia madre mi ha insegnato che puoi cadere mille volte, ma se ti rialzi, hai già vinto».
A quella domanda inevitabile — senti ancora quel vuoto? — Samira annuisce.
«Sì, ma non mi spaventa più. Ho imparato a non riempirlo con le apparenze».
Le sue parole non cercano applausi. Sono verità nude, pronunciate con la calma di chi ha smesso di fuggire da se stessa. Poi il racconto si fa più duro. Samira parla del periodo buio, quando il corpo ha iniziato a lanciare segnali che non potevano più essere ignorati: vertigini, tachicardia, notti senza sonno. Una vita che dall’esterno sembrava perfetta, ma che dentro stava crollando.
«Mi dicevano di sorridere, di essere sempre all’altezza. Ma io stavo sparendo».
Fermarsi, in un mondo che pretende costantemente di brillare, è un atto rivoluzionario. Samira lo ha fatto, pagando un prezzo alto. «Mi dicevano che avrei perso tutto. Invece ho ritrovato me stessa».
Il tono cambia. Non c’è più solo dolore, ma consapevolezza. Racconta quanto sia difficile dire “no” in un ambiente dove ogni sì sembra un’opportunità. Proposte seducenti, promesse luccicanti, ma prive di rispetto. «Ho detto no. E quel no mi è costato tanto. Ma mi ha salvata».
Dietro la sua calma, si intuisce una forza costruita nel tempo. Samira parla di tradimenti silenziosi, di sorrisi di facciata, di chi applaude solo per assistere a una caduta. Ma racconta anche dell’incontro con persone vere, professionisti che non le hanno chiesto di cambiare, ma di restare fedele a se stessa.
«Non serve vincere tutto. Basta non perdersi».
Poi arriva la domanda più delicata: qual è stata la tua paura più grande?
Samira abbassa lo sguardo. «La paura di essere cancellata. Di non contare più nulla».
Ma subito aggiunge: «Ho capito che non dovevo più aspettare di essere salvata. Dovevo salvarmi da sola».
Camminare, respirare, scrivere. Piccoli gesti quotidiani che l’hanno riportata alla vita. «Non serve essere perfetti per rinascere. Serve solo decidere di non restare a terra».
Quando Silvia le fa notare quanto sia diventata un esempio, Samira scuote la testa:
«Non voglio essere un esempio. Voglio essere vera. Se la mia verità aiuta qualcuno, allora ne è valsa la pena».
L’applauso che segue non è per una celebrità, ma per una donna che ha avuto il coraggio di togliersi l’armatura.
Poi si parla d’amore. Samira sorride, senza enfasi. «Ho accanto un uomo che non vuole cambiarmi. Mi vede davvero». Un amore semplice, fatto di presenza, ascolto, quotidianità. Non rumore, ma stabilità. Una conquista per chi ha imparato a proteggersi.
C’è spazio anche per il rapporto con il proprio corpo, con la propria immagine. «Mi hanno detto che ero troppo diversa. Oggi so che è la mia forza». Racconta un episodio dietro le quinte: qualcuno le disse che non era “abbastanza televisiva”. Lei rispose: «Non voglio essere televisiva. Voglio essere vera».
È qui che Samira smette definitivamente di essere solo un volto noto. Diventa una voce. Una presenza.
Si rivolge direttamente a chi guarda da casa: «Non siete soli. Mai».
Le scrivono in tante, racconta. Donne che si riconoscono nella sua fragilità. E da lì nasce un nuovo desiderio: usare la propria voce per chi non riesce a farsi ascoltare. Parlare di autostima, di libertà, di rinascita. «Non voglio cambiare il mondo. Voglio solo aiutare qualcuno a non sentirsi solo».
Quando sembra che tutto sia stato detto, Samira aggiunge l’ultima verità. Quella più difficile.
«Ci sono stati momenti in cui ho pensato di non farcela. Un giorno mi sono guardata allo specchio e mi sono chiesta: se non mi ami tu, chi lo farà?».
Da lì è iniziata la vera rinascita. Non davanti ai riflettori, ma nel silenzio. «Ho smesso di chiedermi se andavo bene per gli altri. Ho iniziato a chiedermi se andavo bene per me».
Oggi Samira dice di sentirsi serena. Non perfetta, ma in pace. «Non devo piacere a tutti. Mi basta piacere a me».
Lo studio resta in silenzio. Non serve altro.
Perché quella non è stata solo un’intervista. È stata vita vera.
E quando una storia è così autentica, non finisce con la sigla. Resta.















