🔴 CASO Garlasco, NUOVA SCOSSA: due uomini sulla scena, uno sarebbe Andrea Sempio. L’ombra dell’ADN riapre interrogativi che sembravano sepolti

🔴 CASO Garlasco, NUOVA SCOSSA: due uomini sulla scena, uno sarebbe Andrea Sempio. L’ombra dell’ADN riapre interrogativi che sembravano sepolti


A distanza di quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna a far tremare certezze che sembravano scolpite nella pietra. Una vicenda giudiziaria che l’Italia credeva chiusa, definitiva, archiviata, si ritrova improvvisamente attraversata da nuove ombre, nuovi dubbi e nuove ipotesi investigative.

Al centro di questa rinnovata tempesta giudiziaria c’è un nome: Andrea Sempio. E accanto a lui, l’ipotesi ancora più inquietante di un secondo uomo sconosciuto, una presenza mai identificata che potrebbe aver lasciato tracce genetiche sul corpo della vittima.

La mossa della difesa di Alberto Stasi

Tutto parte da un’iniziativa clamorosa della difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Il 27 luglio 2023, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis depositano una denuncia formale presso la Procura di Pavia.

Un atto breve nella forma – appena due pagine – ma potenzialmente esplosivo nel contenuto. In quel documento, la difesa indirizza i sospetti verso Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, già in passato attenzionato dagli inquirenti e poi archiviato nel 2017.

Non un nome scelto a caso, ma una figura che riemerge oggi alla luce di nuove valutazioni scientifiche e genetiche.

Un’indagine archiviata che torna a bussare

Andrea Sempio non è un volto nuovo per gli investigatori. Il suo nome era già comparso negli atti anni fa, ma l’indagine su di lui era stata archiviata otto anni fa dalla stessa Procura di Pavia.

Oggi, però, la difesa di Stasi sostiene che le conoscenze scientifiche dell’epoca non erano sufficienti per valutare correttamente alcuni elementi chiave, primo fra tutti lo stato di degradazione dell’ADN ritrovato sotto le unghie di Chiara Poggi.

Un punto cruciale che, secondo i legali, merita di essere riconsiderato alla luce dei progressi tecnologici nella genetica forense.

L’intervista che cambia tutto

A dare nuova linfa all’ipotesi alternativa è un’intervista del genetista Francesco De Stefano, esperto consultato dalla Corte d’Appello di Milano nel secondo processo Stasi. In quell’intervista, De Stefano rivela per la prima volta circostanze mai emerse chiaramente nei documenti ufficiali.

In particolare, si parla di presunte ri-analisi dei campioni, non menzionate nella relazione tecnica depositata all’epoca, e delle modalità di prelievo delle tracce genetiche dalle unghie della vittima.

Un dettaglio che, se confermato, potrebbe cambiare la lettura di tutto l’impianto probatorio.

La questione chiave: l’ADN sotto le unghie

Il nodo centrale della vicenda resta sempre lo stesso: le tracce genetiche trovate sotto le unghie di Chiara Poggi. Tracce che, secondo le sentenze, non dimostrerebbero un tentativo di difesa attiva da parte della giovane, uccisa il 13 agosto 2007 nella casa di famiglia a Garlasco.

Eppure, nuove analisi software – capaci di calcolare percentuali di compatibilità in campioni misti – raccontano una storia diversa. In quei campioni non ci sarebbe il DNA di Alberto Stasi, ma due profili maschili distinti, uno dei quali mai identificato.

I consulenti della difesa

Per rafforzare la propria tesi, la difesa di Stasi si affida a due esperti di altissimo livello:

Ugo Ricci, genetista forense

Lutz Roewer, uno dei massimi esperti mondiali di DNA del cromosoma Y

A loro viene affidato il compito di confrontare il DNA presente sotto le unghie della vittima con quello di Andrea Sempio.

Ma qui emerge un altro elemento destinato a far discutere.

Il DNA “rubato” al bar

Secondo quanto riportato, il DNA di Andrea Sempio utilizzato inizialmente per i confronti non proveniva da un prelievo ufficiale, ma da materiale raccolto durante un’attività investigativa difensiva: un bicchiere, un cucchiaino e una bottiglia d’acqua utilizzati da Sempio in un bar.

Un metodo lecito nell’ambito delle indagini difensive, ma che apre interrogativi sulla tenuta giuridica delle conclusioni, proprio perché non basato su un campione ufficiale.

Le conclusioni: indizi forti e moderati

Secondo i consulenti della difesa:

sulla mano destra di Chiara Poggi ci sarebbero forti evidenze compatibili con l’ipotesi che Andrea Sempio abbia contribuito alla traccia genetica

sulla mano sinistra, le evidenze sarebbero moderate, ma comunque significative

Il tutto assumendo la presenza di un secondo uomo sconosciuto nel campione misto.

Il ruolo del cromosoma Y

Un altro punto cruciale riguarda il cromosoma Y, che non identifica un singolo individuo, ma un’intera linea paterna. Questo significa che la compatibilità non è personale, ma familiare, e potrebbe includere più uomini appartenenti allo stesso ceppo genetico.

Un aspetto che complica ulteriormente la ricostruzione e apre a scenari investigativi molto più ampi.

La Procura e il consulente Previderè

Le conclusioni dei consulenti della difesa trovano però un punto di contatto inquietante con quelle del consulente della Procura di Pavia, Carlo Previderè, che avrebbe riconosciuto una compatibilità tra il materiale genetico sotto le unghie di Chiara e quello attribuito ad Andrea Sempio.

Tuttavia, anche in questo caso, si parla di compatibilità presunta, proprio perché mancava un campione ufficiale di confronto.

Il prelievo ufficiale del 2024

Ed è per questo che nel marzo dell’anno scorso Andrea Sempio è stato finalmente sottoposto a prelievo ufficiale di DNA. Un passaggio fondamentale, che ora consentirà confronti scientificamente solidi e giuridicamente inattaccabili.

Quei risultati, attesi con enorme attenzione, potrebbero rappresentare uno spartiacque definitivo.

Verso un maxi-screening genetico?

Nel frattempo, prende corpo un’ipotesi ancora più clamorosa: un test del DNA esteso a tutti gli uomini che frequentavano la casa di via Pascoli. Familiari, amici, conoscenti, soccorritori, investigatori entrati sulla scena nelle prime ore.

Una sorta di “ricerca a tappeto” in miniatura, simile a quella che portò all’individuazione del killer di Yara Gambirasio, ma con una differenza sostanziale: qui l’assassino è già in carcere e la sentenza è definitiva.

Il limite invalicabile: la sentenza definitiva

Ed è proprio questo il punto fermo che nessuna ipotesi può scalfire, almeno per ora. Alberto Stasi resta, giuridicamente, l’unico colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi.

Senza una richiesta formale di revisione del processo davanti alla Corte d’Appello di Brescia, la sua posizione non cambia, indipendentemente dai sospetti, dalle teorie e dalle nuove indagini.

Un caso che non smette di inquietare

Il delitto di Garlasco continua a rappresentare una ferita aperta nella coscienza collettiva italiana. Ogni nuova perizia, ogni nuova ipotesi riaccende emozioni, polemiche e divisioni.

C’è chi vede in queste iniziative un legittimo tentativo di fare piena luce, e chi invece le considera un attacco a verità già accertate, che rischia di gettare ombre su persone già scagionate.

Conclusione: tra scienza, giustizia e dubbi

Il caso Chiara Poggi dimostra ancora una volta come la verità giudiziaria e la verità scientifica non sempre coincidano perfettamente, soprattutto quando il tempo, la tecnologia e la memoria cambiano.

Due uomini. Uno identificato, uno ignoto. Tracce genetiche. Compatibilità presunte. Progressi scientifici. E una condanna definitiva che, per ora, resta immobile.

La giustizia ha già pronunciato la sua sentenza.
Ma le domande, evidentemente, non hanno ancora smesso di farsi sentire.