“Hanno cancellato tutto”: Fabrizio Corona, Mediaset e il caso Falsissimo che scuote il web e apre scenari inquietanti

“Hanno cancellato tutto”: Fabrizio Corona, Mediaset e il caso Falsissimo che scuote il web e apre scenari inquietanti


Una frase violenta, brutale, pronunciata senza filtri. Un’esplosione di rabbia che, nel giro di pochi minuti, ha incendiato i social e riacceso uno dei conflitti più controversi della televisione e del web italiani.

“Quei porci di Mediaset mi hanno cancellato l’episodio. Lo ricarico lunedì, e ci metto dentro cose ancora più serie.”

Così Fabrizio Corona ha annunciato pubblicamente che alcuni episodi del suo format Falsissimo sono stati bloccati e rimossi dopo una segnalazione per violazione del copyright accolta da YouTube su richiesta di Mediaset. Ma come spesso accade quando Corona entra in scena, la questione tecnica si è trasformata rapidamente in qualcosa di molto più grande: un caso mediatico, giuridico e simbolico, capace di generare paura, sospetti e una profonda spaccatura nell’opinione pubblica.

I video rimossi e il nodo del copyright

Secondo quanto emerso, diversi episodi di Falsissimo – nei quali comparivano riferimenti, immagini e materiali riconducibili a contenuti Mediaset – sarebbero stati oggetto di un reclamo formale. YouTube, accogliendo la segnalazione, ha proceduto alla rimozione dei video.

In particolare, al centro della contestazione ci sarebbero quattro video di proprietà Mediaset, utilizzati all’interno delle puntate. Tra questi, una intervista ad Andrea Sempio andata in onda a Verissimo l’11 gennaio, programma di punta del gruppo.

Un utilizzo che, secondo Mediaset, violerebbe i diritti di sfruttamento dei contenuti. Una posizione che rientra nella normale tutela del copyright, ma che nelle parole e nella reazione di Corona assume un significato completamente diverso.

Per lui non si tratta solo di diritti, ma di un tentativo di silenziare una narrazione scomoda.

“Lo ripubblico con 30 minuti inediti”: la promessa che inquieta

Corona non arretra. Anzi, rilancia. Annuncia che l’episodio di Falsissimo verrà ripubblicato il giorno successivo, arricchito da 30 minuti mai visti prima.

Un annuncio che ha immediatamente acceso l’attenzione del pubblico. Perché quei trenta minuti non sono semplicemente un “extra”: sono stati descritti come contenuti più seri, più pesanti, più diretti.

Cosa contengono?
Perché non erano stati pubblicati prima?
E soprattutto: riguardano le stesse persone già coinvolte, oppure aprono nuovi fronti?

Domande che restano sospese. E proprio questa sospensione genera inquietudine.

Il rischio della chiusura del canale: una linea rossa pericolosa

C’è però un elemento che rende la situazione ancora più delicata. Se Corona dovesse riutilizzare materiali coperti da copyright mentre il blocco è ancora attivo, le conseguenze potrebbero essere ben più gravi della semplice rimozione di un video.

YouTube applica infatti una regola chiara: alla terza segnalazione (strike), un canale può essere chiuso definitivamente.

Un’eventualità che trasformerebbe il caso Falsissimo da polemica temporanea a svolta irreversibile nella presenza online di Corona. Ed è proprio questa possibilità a far parlare molti di una partita ad alto rischio, giocata sul filo tra provocazione e autodistruzione mediatica.

I nomi eccellenti coinvolti e il peso simbolico

Le puntate rimosse non sono marginali. In esse compaiono nomi di primissimo piano della televisione italiana: Alfonso Signorini, Gerry Scotti, Pier Silvio Berlusconi.

Personaggi che rappresentano, ognuno a modo suo, il cuore del sistema televisivo tradizionale. Il fatto che proprio episodi legati a questi nomi siano stati bloccati ha alimentato l’idea, tra i sostenitori di Corona, che non si tratti di una semplice questione tecnica.

Per i detrattori, invece, è la prova che le regole valgono per tutti, anche per chi si presenta come outsider o “anti-sistema”.

L’indagine su Google e il caso Signorini

A rendere il quadro ancora più complesso è un altro elemento emerso nelle stesse ore: i manager di Google sarebbero oggetto di indagini nell’ambito di un fascicolo aperto dalla Procura di Milano, a seguito di una denuncia presentata dall’avvocato di Alfonso Signorini.

Secondo quanto dichiarato dal legale, Google avrebbe ospitato e mantenuto online materiali ritenuti diffamatori e ottenuti illegalmente, nonostante ripetute richieste di rimozione. In particolare, si parla di conversazioni private tra Signorini e Medugno, finite online senza consenso.

È importante sottolinearlo: Google non risulta indagata come società, ma l’attenzione degli inquirenti su alcuni dirigenti ha comunque contribuito ad alimentare un clima di tensione e sospetto.

Verità, narrazione o guerra di potere?

A questo punto la domanda diventa inevitabile: di cosa stiamo davvero parlando?

Di una battaglia per il copyright?
Di un tentativo di censura?
O di uno scontro più profondo tra due mondi inconciliabili: la televisione tradizionale e la comunicazione digitale senza filtri?

Corona si presenta come colui che rompe il silenzio, che mostra ciò che altri vorrebbero nascondere. Mediaset, dal canto suo, rivendica il diritto – legittimo – di proteggere i propri contenuti e la propria immagine.

Nel mezzo, c’è il pubblico. Disorientato. Diviso. Affascinato e allo stesso tempo inquieto.

I social esplodono: due Italie a confronto

Sui social network il dibattito è feroce. Da una parte c’è chi difende Corona, parlando apertamente di censura e di paura del sistema nei confronti di contenuti scomodi. “Se non fosse vero, non lo avrebbero tolto”, scrivono in molti.

Dall’altra parte, c’è chi accusa Corona di costruire consapevolmente il caos, utilizzando lo scandalo come carburante per l’attenzione. “È marketing puro”, sostengono. “Ogni blocco diventa un trailer.”

Due visioni inconciliabili. Due letture opposte della stessa realtà.

Il silenzio delle istituzioni mediatiche

Nel frattempo, Mediaset non rilascia dichiarazioni roboanti. Nessuna risposta diretta agli insulti, nessuna polemica pubblica. Solo atti formali e silenzio.

Un silenzio che, in un’epoca dominata dalla comunicazione istantanea, viene percepito come ambiguo. Per alcuni è segno di forza. Per altri, di imbarazzo.

E il silenzio, si sa, lascia spazio all’immaginazione. E l’immaginazione, in questo caso, corre veloce.

Cosa succederà davvero lunedì?

L’attenzione ora è tutta puntata su una data. Lunedì.
Il giorno in cui Corona ha promesso di ripubblicare Falsissimo.

Sarà davvero online?
Conterrà davvero quei trenta minuti inediti?
Oppure ci sarà un nuovo blocco, una nuova escalation, un nuovo fronte legale?

Nessuno lo sa. Ma una cosa è certa: il caso ha già superato il contenuto. È diventato un simbolo. Uno specchio delle tensioni che attraversano oggi il mondo dell’informazione, della privacy, del potere mediatico.

Un finale ancora aperto

Che si tratti di verità taciute o di una costruzione narrativa studiata nei minimi dettagli, il caso Falsissimo ha centrato il suo obiettivo: tenere tutti con il fiato sospeso.

In un’Italia che consuma scandali come spettacolo e spettacolo come verità, la linea di confine è sempre più sottile. E forse è proprio lì, su quella linea instabile, che Fabrizio Corona continua a camminare.

Con il rischio di cadere.
O di trascinare con sé un intero sistema.