Guerra urbana durante il corteo per Askatasuna: la città ferita, lo Stato sotto attacco e l’Italia che si interroga


La giornata che doveva essere di mobilitazione politica e sociale si è trasformata in poche ore in uno degli episodi più violenti e inquietanti degli ultimi mesi. Le strade del centro cittadino sono diventate teatro di scontri urbani di estrema durezza, con un bilancio pesante: circa trenta feriti, dieci arresti, agenti accerchiati, giornalisti aggrediti, vetrine distrutte, barricate improvvisate e un clima che molti testimoni hanno definito “da guerriglia”.
Il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna, inizialmente annunciato come manifestazione politica, è rapidamente degenerato in una sequenza di atti di violenza organizzata che hanno provocato una reazione immediata delle forze dell’ordine e un’ondata di condanne da parte delle istituzioni.
La dinamica degli scontri: dalla protesta al caos
Secondo quanto ricostruito, il corteo si è mosso nel primo pomeriggio, raccogliendo diverse centinaia di persone. Fin dalle prime fasi, tuttavia, sono emersi segnali di tensione: gruppi incappucciati, slogan urlati contro le istituzioni, atteggiamenti aggressivi nei confronti delle forze dell’ordine schierate per il servizio di sicurezza.
La situazione è precipitata quando una frangia del corteo ha iniziato a lanciare oggetti, pietre e fumogeni contro la polizia. A quel punto, la manifestazione ha perso ogni carattere pacifico, trasformandosi in una battaglia di strada.
Le forze dell’ordine sono state costrette a intervenire per contenere l’avanzata dei manifestanti più violenti, mentre alcune vie del centro sono state completamente paralizzate. Testimoni parlano di scene di panico, con residenti e commercianti costretti a rifugiarsi all’interno degli edifici.
Il bilancio: feriti, arresti e violenza estrema
Il bilancio finale parla di circa trenta persone ferite, tra cui numerosi agenti di polizia. Particolarmente grave l’episodio che ha visto un ufficiale accerchiato e colpito con un martello, un gesto che ha scioccato anche gli osservatori più abituati a contesti di ordine pubblico complessi.
Dieci persone sono state arrestate con accuse che vanno dalla resistenza aggravata a pubblico ufficiale, alle lesioni, fino ai danneggiamenti. Le indagini sono in corso per identificare altri responsabili attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza e i video circolati sui social.
Giornalisti nel mirino: l’attacco alla troupe RAI
A rendere ancora più grave il quadro è stato l’attacco a una troupe della RAI, colpita mentre stava documentando gli eventi. Un episodio che ha suscitato forte indignazione nel mondo dell’informazione e ha riacceso il dibattito sulla libertà di stampa durante le manifestazioni.
Colpire i giornalisti, hanno sottolineato diversi commentatori, significa tentare di oscurare il racconto dei fatti, impedendo alla collettività di comprendere ciò che sta realmente accadendo nelle piazze.
Meloni: “Lo Stato è stato attaccato”

La reazione del governo non si è fatta attendere. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di un “attacco allo Stato”, utilizzando parole dure che riflettono la gravità attribuita all’accaduto.
Secondo Meloni, quanto avvenuto non può essere ridotto a un semplice problema di ordine pubblico, ma rappresenta una sfida diretta alle istituzioni democratiche, portata avanti da gruppi che sfruttano le manifestazioni per imporre la violenza come linguaggio politico.
Mattarella chiama Piantedosi: “Siamo al fianco delle forze dell’ordine”
Un segnale forte è arrivato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha telefonato al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per esprimere la propria solidarietà alle forze di polizia.
Un gesto istituzionale di grande peso, che sottolinea come la vicenda venga letta ai massimi livelli dello Stato come un episodio grave, capace di mettere in discussione il rispetto delle regole democratiche e della convivenza civile.
Il sindaco Lo Russo: “Scene impressionanti, il Comune si costituirà parte civile”
Dal fronte locale, il sindaco Stefano Lo Russo ha parlato di “scene impressionanti”, annunciando che il Comune si costituirà parte civile contro i responsabili delle violenze.
Una decisione che intende affermare un principio chiaro: la città non accetta che le proprie strade diventino campo di battaglia, né che il diritto di manifestare venga stravolto fino a trasformarsi in distruzione e paura.
Askatasuna al centro del dibattito politico
Il centro sociale Askatasuna, da anni al centro di polemiche e controversie, torna così sotto i riflettori. Per i sostenitori, rappresenta uno spazio di aggregazione e resistenza politica. Per i critici, è diventato un simbolo di illegalità e radicalizzazione.
Gli scontri hanno inevitabilmente riaperto il dibattito sulla gestione dei centri sociali, sul confine tra dissenso legittimo e violenza organizzata, e sulla capacità dello Stato di prevenire derive pericolose.
L’opinione pubblica divisa tra condanna e paura
Sui social e nei dibattiti televisivi, le reazioni sono state immediate e contrastanti. Da una parte, una condanna quasi unanime della violenza, dall’altra un senso diffuso di inquietudine.
Molti cittadini si chiedono come sia stato possibile arrivare a un tale livello di scontro e se esistano falle nella prevenzione e nell’intelligence. Altri denunciano il rischio di strumentalizzazione politica degli eventi.
Il confine fragile tra protesta e guerriglia
Uno dei temi centrali emersi è la difficoltà crescente nel distinguere tra protesta e azione violenta. Quando una manifestazione degenera fino a colpire polizia, giornalisti e cittadini, il confine appare superato.
Secondo diversi analisti, quanto accaduto dimostra l’esistenza di gruppi organizzati pronti a sfruttare qualsiasi occasione per creare caos e visibilità, svuotando di significato le rivendicazioni politiche dichiarate.
Indagini in corso e nuove misure di sicurezza
Le forze dell’ordine stanno ora lavorando per ricostruire l’intera catena di responsabilità. L’attenzione è rivolta non solo agli esecutori materiali delle violenze, ma anche a eventuali strutture organizzative che potrebbero aver coordinato gli scontri.
Nel frattempo, si discute di un possibile rafforzamento delle misure di sicurezza per future manifestazioni, una prospettiva che riaccende il dibattito tra libertà di espressione e tutela dell’ordine pubblico.
Una ferita che va oltre i danni materiali
Al di là dei vetri infranti e dei feriti, ciò che resta è una ferita simbolica. L’immagine di uno Stato costretto a difendersi nelle proprie strade, di una città paralizzata dalla violenza, di giornalisti aggrediti mentre svolgono il loro lavoro.
È una ferita che interroga tutti: istituzioni, movimenti, cittadini.
Conclusione: una giornata che segna un punto di svolta
Gli scontri durante il corteo per Askatasuna rappresentano un punto di non ritorno nel dibattito pubblico. Non solo per la gravità degli episodi, ma per ciò che rivelano su un clima sociale sempre più teso.
Le parole di Meloni, la solidarietà di Mattarella, la decisione del Comune di agire legalmente tracciano una linea netta: la violenza non può essere tollerata né giustificata.
Resta ora la domanda più difficile: come ricostruire fiducia e dialogo dopo una giornata in cui lo scontro ha preso il posto del confronto?
La risposta, per l’Italia, sarà decisiva nei mesi a venire.















