Garlasco, il sospetto della criminologa Antonella Elena Rossi: “Sembra un’esecuzione” 

Garlasco, il sospetto della criminologa Antonella Elena Rossi: “Sembra un’esecuzione”


Siamo con Antonella Elena Rossi, psicologa e criminologa e parleremo del delitto di Carlasco. Dottoressa, io voglio andare subito al dunque. In questi giorni si sta parlando molto dei computer di Alberto Stasi e di Chiara Poggi. La difesa di Andrea Sempio ha chiesto un incidente probatorio. La difesa di Stasi lavorando a una consulenza tecnica.

 c’è stata già una relazione di parte eh da parte dei Poggi. Lei ritiene che il contenuto di questi computer possa effettivamente essere rilevante nella ricostruzione della vicenda? Allora, io non credo che sia rilevante perché eh intanto ci sono state delle grandissime inesattezze che sono girate e lo sappiamo, De Renzis, l’avvocato De Renis che è l’avvocato di Stasi ha voluto proprio in qualche modo mettere finalmente una pietra miliare sul fatto che non c’era materiale di un certo tipo, ma materiale pornografico fruibile da tutti i ragazzi di quell’età e di

quei tempi. Tra l’altro è stato detto tante volte perché si è fatto molta leva sul fatto che ci fossero molti file, ma si sapeva che in quel momento lì, nel 2007, dove c’era una tecnologia che non era certo quella di oggi, si andava per trascinamento, per cui dietro un file se ne trascinavano tantissimi altri.

 La cosa che mi devo dire è una cosa che mi ha proprio mh come si può dire mh indisposto, cioè proprio non mi è piaciuta, è stata questa quasi morbosità nel vedere sia la sessualità di di di Chiara sia la sessualità, cioè dai fine si è passati a una morbosità nel vedere la sessualità di questi due ragazzi che era una sessualità, secondo me, assolutamente normale per quei tempi e per quell’età perché ricordiamo che Chiara aveva 26 anni e Alberto ne aveva uno di meno, mi pare, insomma, per cui non stiamo parlando di due bambini o

adolescenti, per cui la cosa che mi viene da dire è non ci sarà un grande risvolto perché quello che doveva venir fuori è già venuto fuori, secondo me. L’unica cosa probabilmente che invece verrà, come si può dire, confermata che il movente non c’è, che non è il movente dei file visti da Chiara, perché, scusa, perché Alberto dopo lavora per un tot di tempo alla sua tesi, per cui non è scattata la dite e io non credo che Chiara fosse una che andava a guardare i file per capire chi era Alberto.

 Io penso che Chiara sapesse benissimo chi era Alberto, un ragazzo che aveva la sua sessualità e lei era una ragazza che aveva la sua sessualità. A proposito del movente, dottoressa, lei ha spesso sottolineato in altri interventi che ho che ho visto e ascoltato, riferendosi anche ad altri casi, l’importanza dell’autopsia psicologica che in questo caso, come in altri, non è stata fatta.

 che tipo di informazioni avrebbe potuto restituirci su Chiara, che comunque come vittima, mi sento di dire, è stata raccontata poco e ecco avrebbe potuto aiutarci a comprendere qualcosa in più sul movente, anche sul possibile movente. >> Sì, assolutamente sì, perché l’autopsia psicologica parte da 6 mesi prima. eh tutti i movimenti della vittima e tutti i movimenti poi dell’eventuale colpevole.

 Eh però sui dispositivi, ma anche su sulle relazioni, perché una cosa che si scandaglia poco è le relazioni, perché io voglio ricordare che Chiara era una donna in ascesa. Cioè io non credo che Chiara si sarebbe fermata a vedere sti filmini, cioè veramente stiamo dando troppa importanza a questa cosa perché invece Chiara era una donna.

 una donna, perché ha 26 anni sei una donna. Con le ali spiegate, andava a Milano, stava iniziando una sua carriera, era felice eh, in una telefonata con un’amica parlava di due piccioni, magari aveva anche la sua relazione con Alberto, ma aveva anche amicizie, che non sto parlando di una relazione parallela, però sta parlando sto parlando di una donna che amava stare con gli altri, non perché a volte Chiara, scusate, è stata raccontata come la suorina che stava a casa, no? Cioè, no, Chiara era una donna bella, perché poi io quando sono in trasmissione,

nelle varie trasmissioni, vedo sti occhi chiari, pieni di di luce, pieni di voglia di di raccontarsi e di fare, per cui viva Dio. Secondo me Chiara era proprio una donna invece in grande esplosione e anche magari in esplosione anche di del piacere di stare con gli altri, anche di altri tipi di piacere. Per cui che cosa vogliamo dimostrare? che Alberto Stasi era invece il biondino che stava chiuso in casa, attaccato al computer, con delle manie, delle morbosità.

 Mi sembra che qui stiamo raccontando delle storie che non sono mai esistite e l’autopsia psicologica avrebbe potuto raccontare, un’altra cosa che avrebbe potuto raccontare l’autopsia psicologica, secondo me, è anche la caratteristica di Alberto, che è stato rappresentato come il biondino dagli occhi di ghiaccio. Alberto era invece una persona estremamente riservata ed è così che in qualche modo reagiscono le persone riservate, cioè veramente i loro messaggi, i messaggi anche che loro da magari mandavano agli amici avrebberopotuto raccontare di due personalità

completamente diverse rispetto a come sono state raccontate. Secondo me >> si torna anche molto a spostare il focus su Stasi in questo momento quando l’indagato comunque è un altro, no? L’ho detto già in un’altra intervista, stasera è stato processato, condannato, non può essere processato una seconda volta, quindi >> anche se fosse no, eh insomma non ha non ha molto senso, secondo me.

 E appunto per questo ti chiedo, le chiedo Andrea Sempio >> che cosa ne pensa, che idea si è fatta di lui anche sulla base delle dichiarazioni, no, che ha fatto pubblicamente. C’è questa intervista a quarto grado molto discussa, secondo lei è credibile? Allora, posso dire, io l’ho già detto in un’altra intervista e lo ripeto, Andrea Sepio è tutto il contrario di tutto e con questo io sono garantista fino alla morte, per cui non sto dicendo che è colpevole.

 Io vedo, guardo Andrea Sempio come guarderei un ragazzo di quell’età che fa un’intervista, per cui quello che dico non è legato all’eventuale reato, ma è legato a lui. A me sembra che lui sia una persona a volte eh che vuole darsi un tono di lucidità, ma è pressato da un sacco di parti, dalle sue, dai suoi avvocati, dai suoi familiari.

 Cioè è un ragazzo di 36 anni che però a volte ha dei risvolti di vita di un ragazzo magari non proprio autonomo, no? Cioè sembra quasi a volte molto sicuro di sé, ma questa sicurezza che lui ostenta a volte arriva nella goffaggine, no? Cioè dice delle cose che tu dici “Ma lo sta dicendo veramente appunto in quarto grado”.

Dico una per tutte, come quando qualcuno, non mi ricordo in che intervista, gli ha chiesto, “Se tu vieni condannato, sarai condannato per omicidio” e lui risponde per concorso in omicidio? No, tu dici “Ma ma lo stai dicendo veramente? Cioè, se a me mi dicono “Sarai processato per omicidio”, io direi “Ma io non sarò processato perché non sono colpevole”.

 No, cioè, ma lo vedi che non è che si sta rivelando, è proprio una goppaggine sua che dovrebbe evitare, secondo me, di fare interviste. Cioè, se io fossi suo psicologo gli direi, “Ti prego, lascia perdere, non è la tua”. Perché ostenta una tranquillità e una sicurezza che invece non passa perché poi cosa succede? si ritorce contro di lui.

Perché quando una persona è in quel modo così poco aveva a parlare, a in qualche modo ad avere una dialettica di un certo tipo, risulta falsa quando magari falso non è, perché c’è una tale discrepanza tra quello che dice e come lo dice, che uno dice “Ma sta dicendo la verità o sta dicendo o si sta raccontando in qualche modo?” Non è questo, è proprio il fatto che lui non èzzo, per cui io se fossi suo psicologo, il suo avvocato gli direi “Lascia stare, facciamo filtra che non è successo niente, facciamo parlare

qualcun altro”. Ecco, perfetto. >> E ripeto, sono garantista, ecco, non è che io >> Sì, sono situazioni poi molto stressanti, immagino, per lui, quindi a maggior ragione, insomma, >> a maggior ragione non mi non mi metterei in quella situazione. La situazione di quarto grado io l’ho guardata e ho detto “Ma davvero?” Cioè, sembrava veramente eh il plotone d’esecuzione che continua a sparare domande, no? E lui in mezzo.

 Da una parte è stato anche molto molto bravo, però dall’altra veramente ti metti in una situazione dove chi ti guarda non ti crede, cioè ma non perché non ti crede perché pensa chissà che. non ti crede perché ripeto, c’è un tale imbarazzo in questa situazione ed è una situazione talmente difficile che neanche il peggior il più grande macchiavellico personaggio potrebbe districarsi bene secondo me, insomma.

 Ecco, >> certo. E invece se posso, che idea è fatta in generale di tutta la vicenda, no? Si stanno facendo tante ipotesi, alcune più plausibili di altre. Secondo lei stasi in carcere da innocente sono coinvolte più persone, una sua ricostruzione? Guarda, guardi, io prima che venisse fuori tutto quanto, io è tanti anni che studio questa questa vicenda, devo dire, infatti la conosco molto bene, perché io ho sempre pensato che Stasi non fosse colpevole, che però Stasi avesse visto qualcosa. Questa è la mia impressione,

eh, per cui è la mia opinione che Stasi Esatto. E che Stasi fosse arrivato sul luogo del delitto, avesse visto qualcosa o qualcuno e lui sappia una piccola parziale verità. Qualcosa lui la sa, secondo me, ma ha paura a dirla. Però questa è la mia idea. Perché lo dico, lo motivo? Perché lui ha avuto quei 5-6 minuti giustamente di paura finché ma in quei 5-6 minuti, quando ha visto il cadavere di Chiara ha chiamato i carabinieri, lui si stava muovendo verso la caserma dei carabinieri dicendo lì mi sento al sicuro e quando l’inconscio parla, cioè

parla al di là di ogni razionalità. Per cui io io mi sono messa nei panni di di Alberto, di Stasi, cioè se io fossi stata di fronte a una velletta dove c’è mio marito riverso, il mio compagno riverso, non so se mi sarei mosso. Se mimuovo è perché mi sento in pericolo e mi sento minacciato. E lui probabilmente si sentiva molto minacciato.

 E non è da un assassino questo tipo di atteggiamento, ve lo dico. Cioè, poi dopo magari e ripeto, rispetto la sentenza, rispetto tutti, però io l’ho sempre sospettata questa cosa. è il movente, secondo lei, quindi nell’ambito delle relazioni sempre. Io penso che il movente sia un movente che coinvolgeva più che coinvolgesse più persone.

 Io credo che su quel luogo lì ci fossero più persone. Io credo che eh Chiara sia stata almeno in qualche modo picchiata per molto tempo e l’autopsia della secondo me della Cattaneo dirà questa cosa. Eh e io credo che sia stato perpetrato un delitto collettivo, quasi un’esecuzione. Io ho questa sensazione, sembra quasi un’esecuzione.

 Io credo che Chiara volesse scoperchiare delle cose che non andavano scoperchiate. Non posso dire cosa perché non lo so. A proposito di autopsia psicologica, ritorniamo al discorso facevamo prima, eh lei aveva fatto delle ricerche sul suo computer. Se vicino queste ricerche le avessero messe insieme, avessero messo insieme il filo di queste ricerche che lei faceva insieme a una buona autopsia psicologica, forse saremmo anche arrivati magari a un eventuale movente.

>> Molto ripeto, Esatto. È la mia idea da criminologa, insomma. Ecco perché secondo me se fosse stato stato fatto questo, secondo me saremmo arrivati già da mo a un a un movente e anche a a un colpevole, a più colpevoli, secondo me. >> Le faccio un’ultima domanda. Cosa si aspetta per le prossime settimane? Adesso chiaramente aspettiamo noi risultati delle varie consulenze perizie in corso e poi >> allora io io mi aspetto, ho una grande fiducia nell’autopsia della Cattaneo che chiaramente la fa sulle foto vero?

Perché non lo fa sul corpo di Chiara. Io lo dico perché a volte le persone pensano che il corpo di Chiara venga riesumato, no? Ehm, mi aspetto molto, devo dire, dalla BPA, cioè dalle macchie di sangue, perché secondo me sono ci sono macchie di sangue molto strane, come quella sul telefono, per esempio, che in qualche modo non è stata molto collegata.

 Quando si dice che l’aggressione probabilmente è iniziata in cucina, io non sono così convinta, ve lo dico. Io credo che sia iniziata in un momento in cui Chiara proprio voleva prendere il telefono e voleva chiamare qualcuno e ha girato le spalle all’aggressore o o gli aggressori. Questo telefono fisso. Parliamo no? Sto parlando sì, scusate, il 2007 davo per scontare, però è ragione.

 Eh, il telefono fisso, per cui mi aspetto molto dalle, come si può dire, dalle cose più il DNA lo sappiamo, lo sappiamo che il DNA lascia il tempo che trova perché poi è un è un DNA ricavato dalla statistica, non è un DNA ricavato da un, come si può dire, da da da un soggetto, da da qualcosa di di di materiale.

 Mi aspetto molto dalle indagini, diciamo, lasciatemi passare il termine, comuni.