Garlasco, dialoghi inediti svelano un rapporto teso tra Chiara e Paola Cappa: Albina Perri presenta Giallo.

di giallo per qualche anticipazione sull’uscita di domani che trovate in tutte le edicole. È con noi Albina Perri. Bentrovata Albina. >> Buonasera. Buonasera. Abbiamo ovviamente, come ogni mercoledì, seppur purtroppo in assenza di Fabio Camillacci, la prima pagina di giallo di domani e non solo.
In primo piano una serie, una costellazione di vicende, alcune anche piuttosto lontane nel tempo e per quanto invece riguarda la contemporaneità si torna a parlare di Garlasco. Chiedo intanto alla regia televisiva di far vedere ai nostri spettatori la prima pagina di giallo. Ecco, si fa riferimento, intanto questo possiamo dirlo nell’attesa che recuperino il file.
Si fa riferimento ad ad alcune chat. Albina, ci puoi spiegare di che cosa si tratta? Sì, si tratta di chat chiaramente non recenti, ma del 2000 prima del 2007 tra Chiara e Alberto. Ecco, >> eh in queste chat che non sono mai uscite, eh, Chiara e Alberto parlano della cugina Paola e Chiara racconta ad Alberto che la cugina Paola ha avuto un incidente e si è rotta il ginocchio.
Eh, perché è interessante questa questa conversazione? Eh, perché Chiara racconta una cugina Paola eh un po’ diversa e un rapporto con la cugina diverso rispetto a quello eh che la cugina ci ha sempre raccontato. Quindi eh voi vi ricorderete il fotomontaggio, il fatto che fossero amiche per la pelle, che si volessero tanto bene.
Ecco, da questa chat invece si si vede un po’ il carattere di Chiara Poggi che era una ragazza sicuramente molto decisa e molto eh così spiccia. Parlare con Alberto Stasi e dire “Mia cugina è un idiota perché non si vuole più curare, non vuole più andare nel centro delle della ragazza anoressica dove andava tre volte a settimana eh per curarsi dall’anoressia.
il suo psichiatra in ferie, lei ha deciso di non mangiare più e ehm e e ha deciso che eh lei è sana, sta bene, che sono gli altri che sono malati. Quindi questo è un po’ il tono della conversazione e eh un tono, come potete notare, di una persona che è preoccupata >> da una parte eh per la cugina, ma mh che eh diciamo in qualche modo è pronta a sgridarla >> e e non a a compiangerla.
Io penso che questo fosse il carattere proprio di Chiara Poggi, perché abbiamo visto che anche eh nelle conversazioni con l’amica carissima Maristella, >> ecco, quando Chiara si è accorta che Maristella fumava, Chiara non ha perso l’occasione perlaver io penso che proprio fosse nella nel carattere di Chiara quando vedeva qualcosa che non andava a dirlo.
E lo dice anche. >> Intanto, ecco, intanto abbiamo visto lo scroll della prima pagina e che chiedo alla regia di di rimandarlo. Prego Albina, perdonami l’interruzione. >> E quindi dicevo, lei era un tipo così, era un tipo deciso che se vedeva qualcosa di storto non la mandava a dire, insomma, quindi era piuttosto diretta e questa cosa può aver disturbato eh il il carattere totalmente diverso delle cugine.
E tra l’altro l’ultimo SMS tra Chiara e Paola è del venerdì prima che Chiara morisse e Paola chiede a Chiara la cortesia di prenderle un farmaco >> m >> eh un farmaco che tra l’altro è un opioide molto forte e Chiara risponde che non può prenderglielo perché ci vuole la ricetta del medico e non ha intenzione di prenderglielo né venerdì né sabato.
Noi ci ricordiamo che sabato Paola tenterà quella specie di eh suicidio e e comunque eh i rapporti tra le cugine che prima erano tanto intensi, venerdì sono stati molto intensi perché ci sono stati tutta una serie di telefonate da tra Casa K e Casa Poggi e viceversa. Improvvisamente il sabato e la domenica questi rapporti telefonici si zittiscono totalmente.
>> Mh. Eh, le la KP Casa K chiama Casa Poggi alle 21:21 del sabato, ma né Stefania né Paola si ricordano di questa telefonata, mentre Stefania dice di aver telefonato domenica mattina, ma non appare nelle nei tabulati questa questa telefonata. Quindi diciamo che venerdì, dopo questo scambio eh su eh sul farmaco non le tre cugine non si sentono più.
Eh, questo ci fa pensare che eh o per questo motivo o per altri avessero in qualche modo litigato e ci fossero tra loro dei rapporti eh tesi. >> Ecco, >> sicuramente sappiamo che Chiara, scusami, >> no, vai, vai. Concludo, cercava su sul computer riferimenti all’anoressia e aveva detto anche ad alcune amiche di essere preoccupata per la cugina, quindi il fatto che non che Paola non si volesse curare più era sicuramente stato un elemento di discussione tra le tre ragazze.
>> Chiaro? Tra l’altro voglio segnalare a chi ci sta seguendo che come di consueto insomma la vicenda di Carlasco l’avete affrontata come redazione sotto molte angolazioni trover chi domani e anche nei prossimi giorni si recherà in edicola troverà diversi articoli sulla vicenda di Carlasco, vari gli aspetti, vari gli elementi che vengono messi in luce e mi ha colpito molto scorrendo un po’ il contenuto della prima pagina e non solo, anche il fatto che si annuncia per domani Albina Ovviamente un’edizioneun po’ diversa dal solito, siamo nel
pieno del periodo natalizio e voi giustamente avete deciso di dedicarvi anche ad una rassegna di alcuni fatti di cronaca piuttosto clamorosi che si sono verificati negli anni proprio nel periodo di Natale. Mi ha colpito il fatto che tra i casi che avete selezionato ve n’è anche uno a cui poco tempo fa insieme a Fabio Camillacci qui abbiamo dedicato abbondante spazio.
Non è un caso italiano ma statunitense. Risale al 1996, lo stesso anno del caso Cella, che poi andremo a esaminare con l’avvocato Paladina. Ci troviamo a Boulder in Colorado, Stati Uniti d’America. La vittima di questo fatto atroce su cui Albina se ti va puoi spendere qualche parola, era una bambina veramente molto molto piccola, una reginetta di bellezza.
John Benet Ramsey. Prego Albina. Ma guarda, viene chiamata la piccola missa. Aveva 6 anni, aspettava i regali e invece improvvisamente i genitori si accorgono che non è più nella sua stanzetta, la cercano come scomparsa e poi però la ritrovano nella cantina di casa. Eh, un caso che in America ha suscitato grandissimo interesse e che comunque non ha trovato una soluzione.
I genitori sono stati indagati, si è pensato che potessero c’entrare qualcosa, si è pensato a una un estraneo, anche perché sono stati trovati poi vari oggetti, vari scritti, ma eh ancora a distanza di anni chi ha ucciso questa piccola eh bambina che era sicuramente molto bella, partecipava ai concorsi di bellezza, per cui poteva essere anche probabilmente un po’ invidiata anche dagli adulti, chiaramente di vicini vicini di casa, però è rimasto è un caso che è rimasto assolutamente irrisolto.
Eh sì, >> eh non c’erano, era era inverno, nevicava, non c’erano impronte nella neve, non sono stati trovati segni di effrazione, quindi insomma eh si è sempre girato un po’ intorno alla famiglia. Sì, >> però non è stato trovato nulla di concreto. >> Tra l’altro emersero emersero anche dei degli indizi che lasciassero come che lasciavano intendere che con ogni probabilità quella famosa lettera di riscatto che pezzi la madre della povera bambina, ecco, che fosse stata proprio prodotta all’interno della casa Ramsei utilizzando materiale di cancelleria
della stessa famiglia. Una storia veramente molto ambigua. Molto molto ambigua. Esatto. Esatto. E quindi abbiamo parlato di questo caso, ma anche di tanti altri casi che sono accaduti nel periodo delle feste, perché il periodo delle feste che per tante persone, la maggior parte è un bel periodo, per altre può scatenare depressioni e pensieri tristi, piuttosto che anche istinti omicidi come quelli di cui abbiamo parlato, perché comunque è un momento particolare dell’anno.
>> Sì. Sì, dove sì, >> no, da una parte c’è il bisogno di tanta allegria, ma poi chi si trova solo magari soffre in maniera particolare, ecco. Quindi >> e adesso >> eh in questo numero l’abbiamo un po’ dedicato anche a queste persone. >> Infatti infatti è una ottima, come dire, idea che restituisce un po’ di memoria anche a molte vittime che forse proprio complice il periodo festivo in cui hanno conosciuto una morte violenta, spesso sono state dimenticate.
Torno immediatamente da te Albina, però approfitto della presenza dell’avvocato Paladina per aprire una piccolissima parentesi, una digressione sul caso Ramsey, perché io voglio ricordare che alcuni pedofili nel corso degli anni, tra cui in particolare la figura di un tale car Mark Car arrestato in Thailandia per aver abusato dei bambini e alcuni pedofili rivendicarono la responsabilità, la propria responsabilità dietro alla morte della povera Gi Benet.
Poi nel caso di Car e di tutti gli altri sono stati anche scagionati per una non compatibilità con il DNA. Però questo caso e molti altri avvocato di come spesso spessissimo la confessione di per sé non possa essere considerata come un dato, un fatto conclusivo, soprattutto se ci troviamo al cospetto di persone molto malvagie, parafiliche, probabilmente psicopatiche che possono trarre anche a pagamento dall’inventare propri coinvolgimenti anche in vicende dove non c’entrano nulla.
>> Sì, sì. La confessione è solo il punto di partenza, diciamo, a livello giudiziario in processi soprattutto in processi del genere dove ci sono delle morti violente e in questo caso, stiamo parlando di questo, del di questo caso americano, quindi mi pare proprio che è l’esempio eclatante di come l’autoaccusa di un delitto non significhi niente se a quell’accusa se quell’accusa non è suffragata, cioè quella dichiarazione autoccusante non è suffragata da elementi che dimostrino la presenza di quella persona in quel luogo, il
movente, se c’è l’occasione per colpire e anche la prova scientifica, diciamo, in questi casi viene viene in aiuto. Diciamo che nel 96, quando si è verificato questo caso, io mi ricordo perché l’ho letto da poco eh questo proprio questo caso, diciamo che la maggior parte delle attenzioni investigative sono state, diciamo,puntate sulla madre che con la bambina aveva un rapporto eccessivamente pretenzioso, soprattutto per la partecipazione della stessa ai concorsi di bellezza.
Poi il fatto che eh la casa fosse una casa circondata in quel momento dell’anno dalla neve e l’assenza, come dicevi poc’anze, delle impronte e quindi della presenza di persone terze che si fossero emesse all’interno dell’abitazione ha sempre portato gli investigatori a puntare l’attenzione sui familiari che erano in casa e quindi potenzialmente sulla madre.
La cancelleria con cui è stato scritto il biglietto era vero, era riconducibile a cancelleria presente all’interno dell’abitazione. Purtroppo era una cancelleria comune e quindi anche questo elemento, diciamo, fu un elemento che cadde nel vuoto. È uno di quei casi che, come dicono in America, i col case rimasto così nella nel nell’ombra senza un purtroppo senza un colpevole allo Stato.
>> Purtroppo. Sì, tra l’altro quella lettera di riscatto, io invito chi ci sta seguendo a reperirla anche onine, colpisce per vari aspetti, dalla firma molto strana anche alla prolissità. Generalmente le richieste di riscatto sono molto concise, sono maturate ovviamente in circostanze di eh fretta e di concitazione.
Però torno da Albina Perri per accennare qualcosa anche su altri casi natalizi. In particolar modo viene messo in primo piano già dalla copertina un fatto che si è verificato invece qui in Italia in tempi più recenti nella bellissima città marchigiana di Macerata. Albina. Sì, sì, questa è una storia veramente straziante, devo dirti, perché la storia della di nonna Rosina, eh una donna che per probabilmente ha vissuto maltrattata in casa sua eh dalla figlia e dal nipote e a un certo punto questa nonna, nonna Rosina eh è stata uccisa e è stata uccisa proprio,
tra l’altro la sera della vigilia. c’erano dietro eh questioni di soldi, questioni ehm di convivenza difficile, eh però veramente mh fa tristezza l’idea, no, di seguendo la storia di questa di questa donna che era nella sua casa e e proprio nella sua casa è stata maltrattata prima di essere uccisa, per cui non le venivano eh non le veniva dato il cibo.
veniva vessata in ogni modo. La storia si è risolta, anche se lì non è un call case, appunto, abbiamo detto è stata uccisa da un poote con l’aiuto della madre, anche se nei vari gradi di giudizio poi il le pene sono cambiate varie volte e si rischiavano quasi anche di di farla franca. Eh, hanno provato a dire che mh che Rosina era stata uccisa da un eh da un ladro, ma nessuno gli ha creduto loro, anche perché lei aveva appena chiesto aiuto a un centro antiviolenza e quindi diciamo che il caso era già in qualche modo eh segnalato e è una storia
che che ci ha colpito particolarmente. È una storia, sì, a livello emotivo molto molto deprimente e al contempo coinvolgente. Tra l’altro prima ho fatto riferimento a questa edizione natalizia, però chi ci sta seguendo sul canale 122 avrà notato che già dalla prima pagina emerge comunque la vostra volontà di coprire un po’ tutto il periodo delle festività.
Infatti, proprio al di sotto del riquadro in cui viene eh messa in mostra la vicenda eh di Macerata, si parla della strage di Milano che fa riferimento al periodo di eh Capodanno. Albina, una sparatoria. Sì, sì, una sporatoria anche questa degli anni 90, quindi abbiamo ritirato fuori un’altra storia un po’ dimenticata e anche questa è una storia senza una finale, nel senso che l’assassino è rimasto eh sconosciuto.
probabilmente per sparare a un diados ha colpito, sparando 12 colpi ha colpito anche due passanti che stavano semplicemente camminando in mezzo alla strada nel centro di Milano e questa è nota come la strage di Capodanno a Milano si è indagato tantissimo per trovare il colpevole, ma appunto purtroppo è rimasto un caso irrisolto e che a Milano ci si ricorda ancora ancora però perché sai proprio appunto nel momento dei festeggiamenti, nel momento dei botti sono partiti questi 12 colpi che molti avevano scambiato per per
botti di Natale di Capodanno, insomma, e invece a terra sono rimaste tre persone. Ecco, devo dire che io è una vicenda che ho scoperto proprio grazie a voi, grazie alla vostra redazione, perché da romano non ero al corrente di questo patroco, [risate] per quanto effettivamente piuttosto piuttosto eh clamoroso.
Ecco, e poi un ultimissimo riferimento prima di salutarti Albina, lo vorrei fare ad una vicenda recente, anche questa relativamente recente, ma di cui molti si sono dimenticati eppure ha conosciuto degli sviluppi molto importanti. Parlo della morte nel bresciano di Bozzoli, Mario Bozzoli, un imprenditore, ecco, assassinato all’interno della propria officina.
Il nipote è stato condannato, ma un altro processo ha invece visto la soluzione di colui che veniva ipotizzato potesse essere un complice. Ti va di spendere due parole anche su questo? Sì, ve la ricorderete la storia di Mario Bozzoli, sparito, era proprietario della fonderiadi Marcheno. Il nipote Giacomo sicuramente lo ricordate perché quello che prima della sentenza definitiva, anzi appena dopo la sentenza definitiva scappò, quindi ci fu questa questo questa ricerca di quest’uomo che poi venne trovato sul letto a casa sua e si è sempre pensato
che non potesse aver fatto comunque tutto da solo questo nipote, ma fosse stato aiutato dagli operai della dell’azienda e per cui è andato a processo L’operaio ha detto ai forni che era Oscar Maggi. Sì, >> era di turno quando Bozzoli è sparito, per cui si pensava che eh o meglio la procura pensava che fosse stato proprio lui eh a gestire la situazione e invece è stato Maggi è stato assolto, quindi per la per la per il giudice non ha aiutato Giacomo a buttare nel forno lo zio e quindi la questione per lui dovrebbe
essere chiusa. >> E quindi possiamo dirlo come parola conclusiva, il crimine non va in vacanza. Anche i cronisti di nera, di giallo, non vanno in vacanza. Domani trovate la nuova edizione in eh edicola e ci sono degli approfondimenti veramente molto interessanti e che m fanno riferimento, come abbiamo cercato di spiegarvi anche spesso a vicende non molto note o comunque non note in tutta Italia.
Albina, ti ringrazio per essere intervenuta.















