GARLASCO: VIDEO SEGRETO SUL COMPUTER DI CHIARA POGGI ESCLAMA ALBERTO STASI.

Nuovi sconvolgenti sviluppi sul caso di Garlasco riaccendono i riflettori sulla Procura di Pavia e su dinamiche familiari mai del tutto chiarite. Dalle analisi forensi sul computer di Chiara Poggi agli interrogatori della cerchia di amici di Andrea Sempio, emergono dettagli che potrebbero ribaltare la sentenza definitiva.
Cosa nasconde davvero quel video visualizzato per l’ultima volta ad agosto? E quale segreto inconfessabile potrebbe legare l’uso di sostanze stupefacenti alla mattina del delitto? Mentre il castello accusatorio contro Alberto Stasi viene messo in discussione da nuove piste investigative, analizziamo le incongruenze temporali, le testimonianze dimenticate e il comportamento enigmatico di chi forse sapeva troppo fin dal primo istante.
Ciao a tutte e a tutti amiche e amici del canale, bentornati in questo spazio dove cerchiamo di guardare oltre le apparenze, dove la verità ufficiale non ci basta mai, specialmente quando le ombre sono ancora così lunghe e fitte. Prima di immergerci in questa storia che continua a toglierci il sonno, voglio ringraziarvi dal profondo del cuore per l’ondata di affetto e per i commenti incredibili che state lasciando sotto i video.
Prometto che nel weekend mi prenderò un momento speciale per leggerne alcuni insieme a voi, perché ogni vostra osservazione è un tassello prezioso in questo mosaico complesso. Ma oggi, credetemi, c’è tantissima carne al fuoco. Le notizie stanno iniziando a correre veloci e sento che siamo vicini a qualcosa di grande.
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Ebbene sì, pare che ci sia una nuova sfilata di testimoni in procura. Gli amici di Andrea Sempio sono stati chiamati a rispondere ufficialmente a domande molto specifiche che ruotano attorno a un elemento tecnico inquietante. Un misterioso video caricato sul computer di Casa Poggi tra il 20 e il 21 luglio e poi guardato un’ultima volta il 10 agosto dopo quella data il nulla.
Questo dettaglio mi ha colpita come un pugno nello stomaco. Pensateci, siamo ad agosto. Chiara è in ferie dal giorno 3. È una ragazza giovane, libera dagli impegni lavorativi, legata solo agli orari di studio del fidanzato Alberto che sta preparando la tesi. Lei ha tutto il tempo del mondo.
Eppure, dopo aver visualizzato quel file il 10 agosto, non tocca più il computer. Ci sono segni di navigazione nei due giorni precedenti al delitto, escludendo ovviamente il 13 agosto. Questo silenzio digitale è assordante, è come se la sua vita virtuale si fosse spenta prima di quella fisica.
Sono sempre più convinta e credo che molti di voi condivideranno questa sensazione che la procura non stia agendo a caso. Stanno cercando di ricostruire una dinamica blindata, una narrazione che una volta arrivata in un’eventuale aula di tribunale per una revisione sia inoppugnabile. Non basta avere un’intuizione, non basta sapere come sono andate le cose.
servono prove granitiche, testimonianze incrociate, un insieme di elementi talmente solido che nessuna difesa possa smontarlo pezzo per pezzo. E mentre riflettevo su questo, mi è venuta in mente un’idea, chiamiamola pure una suggestione onirica, un film mentale che probabilmente è sbagliato, ma che sento il bisogno viscerale di condividere con voi.
In questa narrazione di Garlasco, dove spesso ci siamo concessi di immaginare scenari alternativi, io ho elaborato una teoria che parte da un dettaglio che molti hanno dimenticato. Vi ricordate quella strana, stranissima uscita dell’avvocato Lovati? Se ne è parlato fino allo sfinimento. Lui che in certi momenti sembra quasi sdoppiarsi in un personaggio di fantasia per giustificare affermazioni indifendibili.
Un giorno raccontò di trovarsi a Vigevano, nel suo ufficio, intorno alle 11:00 del mattino. Disse di aver sentito l’impulso di fare una passeggiata tra le bancarelle della fiera e che lì, in mezzo alla gente, si vociferava già di una ragazza uccisa a Garlasco. Attenzione all’oro, erano le 11 del mattino.
Ufficialmente il corpo di Chiara non era ancora stato trovato da Alberto. Com’è possibile che al mercato si parlasse già di un omicidio? Certo, possiamo liquidarla come una fantasia inventata, un ricordo confuso. Ma se non fosse così, io mi sono fatta un altro film nella mia testa, un film molto più oscuro.
Sono convinta che le telefonate, quelle telefonate frenetiche e piene di panico, siano iniziate molto prima che Alberto varcasse la soglia di quella casa. Chiara muore molto prima dell’arrivo del fidanzato, almeno un paio d’ore, forse tre. E in quel lasso di tempo, tra le 10:30 e le 11, mentre il mondo fuori continuava a girare ignaro, un giro di chiamate segreto stava già avvertendo una cerchia ristretta di persone.
E se una di queste chiamate fosse arrivata proprio all’avvocato? Immaginate la scena. Qualcuno che scende in strada magari cerca di recuperare qualcosa e trova uno scontrino, uno scontrino che potrebbe risultare incredibilmente utile per costruire un alibi o per depistare. Chissà, magari è proprio lui il super testimone che sa benissimo che quello scontrino non appartiene ad Andrea Sempio o che non prova ciò che dovrebbe provare. Ovviamente la mia è una provocazione,
una butada amara, ma serve a farci capire quanto sia fragile la ricostruzione ufficiale degli eventi. Tornando al video sul computer, dobbiamo essere onesti. Di per sé quel file potrebbe non significare nulla. Anche se scoprissimo che Marco aveva un’ossessione morbosa per Andrea Sempio e che quel video era il frutto di questa fissazione, basterebbe a configurare un movente per un delitto così efferato? Ne dubito.
C’erano ben altre cose che Chiara avrebbe potuto trovare su quel computer capaci di scatenare una lite furibonda, molto più gravi di un semplice video. Quindi chiediamoci chi di noi riesce davvero a togliersi dalla testa l’immagine di Andrea Sempio in quella casa? A parte la questione dello scontrino, che sono certa prima o poi tornerà indietro come un boomerang a chi ha cercato di usarlo come scudo, ci sono elementi che gridano vendetta.
Parlo del DNA sotto le unghie di Chiara. Per quanto abbiano cercato di convincerci che sia un dato inammissibile, degradato, inutilizzabile, la scienza ci dice che l’aplotipo Y è lì ed è un macigno. Però c’è un però enorme. Immaginiamo Andrea Sempio lì davanti a quella villetta. Molti di noi lo vedono come il possibile colpevole, ma siamo onesti.
Ve lo immaginate entrare da solo? Aveva davvero un motivo per presentarsi lì in solitaria quella mattina? Ne dubito fortemente. E andiamo sul concreto. Analizziamo i fatti come se fossimo sulla scena. Se anche ipotizzassimo che avesse le chiavi o il telecomando dell’allarme datigli da qualcuno, questo configurerebbe già una complicità, un concorso in omicidio.
Ma la cosa più probabile è che qualcuno gli abbia aperto e qui casca l’asino. Perché Chiara avrebbe dovuto aprirgli? Chiara non era una ragazza che apriva la porta a chiunque. Se è vero che nelle telefonate del 7 e dell’8 agosto liquida Andrea molto velocemente, dimostrando forse un certo fastidio o comunque nessuna voglia di intrattenerlo, perché mai avrebbe dovuto accoglierlo in casa alle 9:12 del mattino e soprattutto in quelle condizioni.
Chiara era una ragazza che ci teneva alla sua immagine. Si preparava, si faceva carina, persino per accogliere l’amica della porta accanto per le chiacchiere serali. L’idea che possa aver aperto la porta a un ragazzo rimanendo in pigiama, magari senza reggiseno, è assolutamente fuori dal suo carattere.
non avrebbe mai accolto sempre in quel modo. Quindi l’ipotesi che lui si sia introdotto da solo o che lei gli abbia aperto spontaneamente scricchiola a meno che a meno che non ci fosse qualcun altro. Ed è qui che torna prepotente la domanda: in concorso con chi? Come? Perché e con chi Andrea Sempio sarebbe riuscito a entrare in via Pascoli quella mattina? Questo è il nodo che la procura deve sciogliere.
E a proposito dio, c’è un altro dettaglio che mi ha lasciata basita, quasi divertita se non stessimo parlando di una tragedia. Mi riferisco a quell’intercettazione pubblicata recentemente di cui ora gira anche l’audio. L’ho ascoltata con attenzione e devo dire la verità ne esce un ritratto di Andrea Sempio che non mi aspettavo, un conoscitore di Freud e purtroppo anche delle sue ombre.















