Crans-Montana, l’attesa straziante: emergono i nomi dei giovani italiani dispersi e feriti dopo l’incendio

Crans-Montana, l’attesa straziante: emergono i nomi dei giovani italiani dispersi e feriti dopo l’incendio

A poco più di ventiquattr’ore dal devastante incendio che ha sconvolto Crans-Montana, la tragedia assume contorni sempre più concreti e dolorosi. Dietro ai numeri, dietro alle cifre ancora provvisorie di morti, feriti e dispersi, iniziano ad affiorare i nomi, le storie, i volti dei giovani italiani coinvolti. Un elenco incompleto, frammentario, che cresce di ora in ora e che racconta una sofferenza collettiva fatta di attese, silenzi e speranze appese a un filo.

Il Ministero degli Affari Esteri e il governo italiano mantengono una linea di estrema cautela. Come ha spiegato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una dichiarazione ufficiale, «l’identificazione delle vittime è particolarmente complessa a causa delle gravi ustioni riportate». Una frase che pesa come un macigno sulle famiglie, costrette a convivere con l’incertezza mentre attendono notizie che tardano ad arrivare.

Le prime liste dei dispersi

Nonostante la prudenza delle autorità, già il giorno successivo all’incendio i principali siti di informazione hanno iniziato a pubblicare le prime, drammatiche liste dei dispersi. Secondo quanto riportato da Corriere della Sera, la Repubblica e La Stampa, uno dei primi nomi emersi è quello di Emanuele Galeppini, 17 anni, giovane promessa del golf, nato a Genova e residente a Dubai.

Il suo nome compare tra i dispersi e viene indicato come una delle prime vittime potenziali della tragedia. La Federazione Italiana Golf lo ha ricordato con un messaggio di cordoglio, ma la famiglia invita alla prudenza: i parenti attendono l’esito degli esami del DNA prima di accettare una verità che appare ancora insopportabile. Nel frattempo, la sua storia ha colpito l’opinione pubblica: un ragazzo di talento, con un futuro promettente, travolto da un evento improvviso e incomprensibile.

Il telefono spento nella notte

Tra i dispersi figura anche Giovanni Tamburi, 16 anni, originario di Bologna. Il suo telefono cellulare si è spento nella notte dell’incendio e da allora di lui non si hanno più notizie. Un dettaglio che alimenta l’angoscia dei genitori, in particolare della madre, Carla Masiello, che ha lanciato un appello pubblico disperato, diffondendo fotografie del figlio nella speranza che qualcuno possa riconoscerlo o fornire informazioni utili.

Ogni ora che passa senza risposte rende l’attesa più insostenibile. «Non sapere è peggio di tutto», raccontano amici e familiari, mentre le ricerche proseguono tra ospedali, centri di accoglienza e obitori.

Un’amicizia spezzata

È scomparso anche Carlo Minghetti, giovane romano e amico di Manfredi Marcucci, uno dei ragazzi italiani ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano. Il padre di Manfredi ha spiegato che i genitori di Minghetti si trovano ancora a Crans-Montana, aggrappati alla speranza di ricevere notizie positive.

La loro è una storia che intreccia sopravvivenza e perdita: Manfredi è vivo, ma ferito, mentre del suo amico non c’è traccia. Un contrasto che rende ancora più crudele la tragedia.

La voce dei genitori

Tra i dispersi figura anche Chiara Costanzo, 16 anni, di Milano. Il padre ha affidato il suo sfogo al Corriere.it, esprimendo tutta la frustrazione di una famiglia lasciata nell’incertezza: «Speriamo ancora che Chiara sia tra i feriti non identificati, ma nessuno ci dice nulla. Era lì con i suoi amici. Perché non ci dicono niente? Viviamo di questa speranza».

Parole che riassumono lo stato d’animo di molti genitori, sospesi tra la paura del peggio e il bisogno di credere che i propri figli possano essere ancora vivi, magari ricoverati in qualche ospedale senza nome.

L’appello per Achille Barosi

Un altro appello straziante arriva dai genitori di Achille Barosi, 16 anni. Il ragazzo, secondo le informazioni disponibili, non aveva con sé documenti di identità al momento della tragedia, ma indossava una collana con l’effigie della Madonna. Un dettaglio che i familiari sperano possa aiutare nel riconoscimento.

Il suo nome si aggiunge a quello di Giuliano Biasini, di età non ancora resa nota, anch’egli tra i dispersi. Ogni nome che emerge allunga una lista che nessuno vorrebbe mai leggere.

I feriti italiani

Accanto ai dispersi, c’è il capitolo dei feriti, che porta con sé storie di dolore ma anche di salvezza. Tra i 13 italiani rimasti feriti nell’incendio, oltre a Manfredi Marcucci, ci sono Gregorio Esposito, arrivato sul posto lo stesso giorno e che ha perso un amico nella tragedia, Giuseppe Giola ed Eleonora Palmieri, veterinaria 29enne originaria di Cattolica.

La madre di Eleonora ha raccontato con voce spezzata: «Siamo stati fortunati, perché siamo riusciti a riportare nostra figlia a casa sana e salva». Una frase che suona quasi come una colpa, detta mentre altre famiglie attendono ancora notizie.

I casi più gravi

Secondo le cronache locali, tra i feriti figurano anche Alessandra Galli De Min, 55 anni, originaria di Belluno ma residente a Ginevra da oltre vent’anni, Chian Taser Talingdan, 16 anni, di origine filippina, e Francesca Nota, entrambe ricoverate con ustioni gravi.

Altri nomi riportati dai media sono quelli di Leonardo Bove, Filippo Leone Grassi, Elsa Rubbino, Antonio Lucia e Sofia Donadio. Un’altra persona ferita non è ancora stata identificata, segno che il bilancio rimane fluido e incompleto.

Un’identificazione lenta e dolorosa

La difficoltà nel riconoscere le vittime rappresenta uno degli aspetti più drammatici di questa tragedia. Le ustioni, la confusione iniziale, il trasferimento dei feriti in diverse strutture sanitarie tra Svizzera e Italia rendono il lavoro delle autorità estremamente complesso.

Nel frattempo, le famiglie si muovono tra ospedali, ambasciate e centri di crisi, sostenute dal personale diplomatico italiano, che continua a fornire assistenza e aggiornamenti, seppur limitati.

Un Paese con il fiato sospeso

L’Italia segue con apprensione ogni sviluppo della vicenda. I notiziari aggiornano costantemente l’elenco dei dispersi e dei feriti, mentre sui social network si moltiplicano messaggi di solidarietà, appelli e testimonianze. Ogni nome diventa un simbolo, ogni storia un frammento di un dolore collettivo.

La tragedia di Crans-Montana non è più solo un fatto di cronaca internazionale: è diventata una ferita aperta nel cuore di molte città italiane, da Genova a Bologna, da Milano a Roma.

L’attesa che non finisce

In attesa di conferme ufficiali, di identificazioni certe e di risposte definitive, resta l’attesa. Un’attesa fatta di telefonate che non arrivano, di elenchi che cambiano, di speranze che resistono anche quando tutto sembra perduto.

Per i familiari dei dispersi, ogni ora è un’eternità. Per chi è riuscito a riportare a casa un figlio ferito, la gratitudine si mescola al senso di colpa. Per l’opinione pubblica, resta lo sgomento di fronte a una tragedia che ha colpito così tanti giovani.

Crans-Montana, oggi, non è solo il luogo di un incendio devastante. È il simbolo di una notte che ha spezzato vite e certezze, lasciando dietro di sé un silenzio carico di nomi, volti e storie che l’Italia intera continua ad aspettare di conoscere.