La strage di Crans-Montana e la libertà su cauzione: l’indignazione delle famiglie scuote l’opinione pubblica

La decisione di concedere la libertà su cauzione a Jacques Moretti, con il pagamento di 200.000 franchi, ha riacceso una ferita che per molti non si è mai rimarginata. La strage di Crans-Montana, uno degli episodi più drammatici e controversi degli ultimi anni, torna così al centro del dibattito mediatico e giudiziario, sollevando interrogativi profondi sul senso di giustizia, sulla responsabilità e sul rapporto tra diritto e dolore.
«Non lo capisce nessuno. Le famiglie sono profondamente indignate». Con queste parole, pronunciate in diretta televisiva nel corso della trasmissione Quarta Repubblica, l’avvocato Sebastien Fanti, che rappresenta alcuni dei familiari delle vittime, ha commentato la decisione delle autorità giudiziarie. Parole semplici, ma cariche di rabbia e frustrazione, che riflettono uno stato d’animo diffuso tra chi ha perso un figlio, un fratello, un amico in quella notte segnata dal fuoco e dal panico.
Una decisione che divide
La concessione della libertà su cauzione a Jacques Moretti, proprietario del locale “Le Constellation”, dove si è verificato l’incendio che ha causato decine di morti e oltre un centinaio di feriti, ha immediatamente provocato reazioni contrastanti. Dal punto di vista giuridico, si tratta di una misura prevista dalla legge, legata alla presunzione di innocenza e alla valutazione del rischio di fuga o di inquinamento delle prove. Ma sul piano umano e simbolico, la decisione appare per molti incomprensibile.
Per le famiglie delle vittime, il ritorno in libertà di Moretti, seppur condizionato dal pagamento di una somma considerevole, viene percepito come una frattura dolorosa tra il linguaggio del diritto e quello della giustizia morale. «Duecentomila franchi non possono comprare il silenzio del dolore», è uno dei commenti che circolano tra i parenti delle vittime, rilanciato dai media e dai social network.
Il peso simbolico della cauzione
Il tema della cauzione è diventato rapidamente il fulcro della polemica. Non tanto per l’importo in sé, quanto per ciò che rappresenta. Per una parte dell’opinione pubblica, la possibilità di tornare in libertà pagando una somma di denaro crea l’impressione di una giustizia “a doppia velocità”, più indulgente verso chi dispone di risorse economiche.
L’avvocato Fanti ha sottolineato proprio questo aspetto nel suo intervento televisivo, parlando di una misura che, pur essendo formalmente legittima, risulta devastante sul piano emotivo per le famiglie. «Queste persone non chiedono vendetta», ha spiegato, «chiedono rispetto e chiarezza. E oggi sentono di non riceverne».
La strage e le responsabilità ancora da chiarire
La strage di Crans-Montana resta, a oggi, un caso complesso e doloroso. L’incendio scoppiato all’interno del locale ha trasformato un luogo di svago in una trappola mortale, lasciando dietro di sé un bilancio tragico: decine di vittime e oltre cento feriti, molti dei quali segnati per sempre nel corpo e nella mente.
Le indagini hanno cercato di ricostruire le dinamiche dell’accaduto, le condizioni di sicurezza del locale, il rispetto delle normative e le eventuali responsabilità gestionali. Jacques Moretti, in quanto proprietario del “Le Constellation”, si trova al centro di questo quadro investigativo, ma il percorso giudiziario è ancora in corso e lontano da una conclusione definitiva.
È proprio questa distanza temporale, unita alla gravità dei fatti, a rendere la concessione della libertà su cauzione così difficile da accettare per chi attende risposte.
La voce delle famiglie
Le famiglie delle vittime si sentono, ancora una volta, lasciate sole. Molti parenti hanno raccontato ai giornalisti di aver appreso la notizia con sgomento, alcuni parlano di un “colpo allo stomaco”, altri di una sensazione di impotenza totale. La rabbia non è solo rivolta contro una decisione specifica, ma contro un sistema percepito come distante dal dolore reale.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Fanti, il sentimento dominante non è soltanto la collera, ma anche la paura che il tempo e le procedure finiscano per diluire le responsabilità. «Il timore», ha spiegato, «è che questa vicenda si trasformi in una lunga attesa, in cui la sofferenza delle famiglie passa in secondo piano».
L’eco mediatica e il ruolo della televisione
La vicenda ha trovato ampio spazio nei media italiani e internazionali, ma è stata la televisione, in particolare programmi di approfondimento come Quarta Repubblica, a dare voce diretta all’indignazione dei familiari. Le immagini, le interviste, i collegamenti in diretta hanno contribuito a trasformare una decisione giudiziaria in un caso di rilevanza pubblica.
Questo ha avuto un duplice effetto: da un lato, ha permesso di mantenere alta l’attenzione su una tragedia che rischiava di scivolare nell’oblio; dall’altro, ha accentuato la polarizzazione del dibattito, contrapponendo chi difende il rispetto delle garanzie legali e chi invoca una maggiore severità.
Tra diritto e percezione di giustizia
Uno degli aspetti più delicati della vicenda è proprio il divario tra la legalità formale e la percezione di giustizia. La libertà su cauzione non equivale a un’assoluzione, ma nella percezione delle famiglie e di parte dell’opinione pubblica appare come un segnale di leggerezza nei confronti di fatti gravissimi.
Questo scarto alimenta un senso di sfiducia, che va oltre il singolo caso. La strage di Crans-Montana diventa così un simbolo di una difficoltà più ampia: quella di conciliare il rispetto dei diritti dell’indagato con il bisogno di riconoscimento e tutela delle vittime.
Una ferita ancora aperta
A distanza di tempo dalla tragedia, il dolore resta vivo. Ogni sviluppo giudiziario, ogni decisione, riapre ferite che non si sono mai chiuse. La libertà di Jacques Moretti, seppur condizionata, viene vissuta come un’ingiustizia che si aggiunge alla perdita irreparabile subita.
Le famiglie chiedono trasparenza, tempi certi e risposte chiare. Vogliono sapere cosa è successo, perché è successo e chi dovrà risponderne. In questo contesto, la cauzione appare come un elemento secondario sul piano legale, ma centrale su quello emotivo.
Un caso destinato a far discutere
La strage di Crans-Montana e la decisione sulla libertà su cauzione di Jacques Moretti continueranno a far discutere ancora a lungo. Il processo, le indagini e le eventuali responsabilità penali rappresentano solo una parte della storia. L’altra parte è fatta di dolore, rabbia e di una richiesta di giustizia che non può essere misurata in franchi.
Come ha ricordato l’avvocato Sebastien Fanti, «qui non si tratta solo di un imputato e di una cauzione, ma di decine di vite spezzate e di famiglie che chiedono di essere ascoltate». È questa voce, amplificata dai media e dalla televisione, che oggi scuote l’opinione pubblica e impedisce che la tragedia venga archiviata come un semplice fatto di cronaca.
Conclusione
La decisione di concedere la libertà su cauzione a Jacques Moretti ha avuto l’effetto di un detonatore emotivo. Ha riportato alla luce il dolore della strage di Crans-Montana, ha acceso un dibattito acceso sul senso della giustizia e ha dato voce all’indignazione delle famiglie delle vittime.
In attesa che la verità giudiziaria faccia il suo corso, resta una certezza: per chi ha perso tutto in quella tragedia, nessuna somma di denaro potrà mai compensare l’assenza, né attenuare la sensazione che, ancora una volta, la giustizia sembri lontana dal cuore delle persone.















