Strage di Crans-Montana, Moretti libero su cauzione: il mistero dei 200.000 franchi e le ombre sull’inchiesta

La strage di Crans-Montana, avvenuta nella notte di Capodanno, continua a s

Strage di Crans-Montana, Moretti libero su cauzione: il mistero dei 200.000 franchi e le ombre sull’inchiesta


cuotere l’opinione pubblica europea. Quaranta morti, oltre cento feriti gravi, una tragedia che ha trasformato una località simbolo del turismo alpino in uno scenario di dolore e domande senza risposta. A quasi un mese dai fatti, l’inchiesta giudiziaria entra in una fase delicata, segnata da una decisione che ha sollevato indignazione, sconcerto e tensioni diplomatiche: la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, titolare del locale dove si è consumato il disastro.

Venerdì scorso, dietro il versamento di 200.000 franchi svizzeri, poco più di 215.000 euro, Moretti ha lasciato il carcere ed è rientrato nella sua abitazione di Lens, a pochi chilometri da Crans-Montana. Una libertà che, pur formalmente legittima secondo l’ordinamento elvetico, appare a molti come uno schiaffo alle famiglie delle vittime e come un segnale inquietante sullo stato dell’inchiesta.

Una cauzione che apre più domande che risposte

Il primo interrogativo, inevitabile, riguarda l’origine della cauzione. Secondo quanto riportato dalla stampa svizzera, sui conti personali di Jacques Moretti non risulterebbero disponibilità tali da giustificare il versamento di una cifra così elevata in tempi così rapidi. Da qui nasce il sospetto, ormai centrale nel dibattito pubblico e investigativo: chi ha realmente pagato quei 200.000 franchi?

Il nome del soggetto che ha materialmente versato la somma resta, al momento, coperto dal segreto istruttorio. Durante l’interrogatorio, Moretti avrebbe fatto riferimento a un notaio, a un assicuratore e a un amico, senza però chiarire chi abbia effettivamente garantito la cauzione. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché potrebbe rivelare l’esistenza di una rete di sostegno economico e professionale pronta a intervenire per proteggere l’indagato.

La domanda che pesa come un macigno è una sola: chi ha interesse a comprare la libertà di Moretti?

Una difesa di altissimo livello

A rendere il quadro ancora più controverso è la qualità della difesa legale di cui Moretti si avvale. L’uomo è assistito da tre penalisti tra i più noti e costosi della Svizzera, un collegio difensivo che pochi indagati potrebbero permettersi senza un solido supporto finanziario esterno.

Anche qui, il punto non è solo economico, ma simbolico e investigativo. Chi finanzia una difesa di questo livello? E perché? È la stessa mano che ha versato la cauzione? E, soprattutto, quali interessi si muovono dietro una strategia difensiva così strutturata, mentre quaranta famiglie piangono i loro morti e chiedono soltanto verità e giustizia?

La reazione dell’Italia e lo scontro diplomatico

La decisione di concedere la libertà su cauzione a Moretti ha avuto immediate ripercussioni sul piano diplomatico. Il governo italiano ha reagito con estrema durezza, definendo la scarcerazione “inaccettabile” dal punto di vista morale e istituzionale, soprattutto alla luce dell’elevato numero di vittime, molte delle quali di nazionalità italiana.

Roma ha deciso di richiamare l’ambasciatore in Svizzera per consultazioni, un gesto raro e significativo che segnala un profondo disagio nei rapporti bilaterali. Parallelamente, l’Italia ha chiesto la creazione di una squadra investigativa comune, nel tentativo di rafforzare la cooperazione giudiziaria e garantire che l’inchiesta venga condotta con il massimo rigore.

Questa presa di posizione ha contribuito a incrinare l’immagine tradizionale della Svizzera come “paese delle regole”, simbolo di efficienza, precisione e rispetto delle norme.

Un’inchiesta ancora piena di vuoti

Sul piano giudiziario, le indagini della Procura generale di Sion proseguono, ma non senza criticità. A oggi, nessun esponente del Comune di Crans-Montana risulta indagato, nonostante sia emerso che per almeno sei anni non sarebbero stati effettuati controlli adeguati sul locale e sulle misure di sicurezza.

Non risulta indagata nemmeno l’azienda incaricata della gestione della sicurezza. Un dato che solleva interrogativi pesanti: come è possibile che una struttura aperta al pubblico, con una capienza elevata e precedenti segnalazioni di rischio, abbia operato per anni senza verifiche sostanziali?

Il precedente del 2024

A rendere il quadro ancora più inquietante è un precedente spesso richiamato in queste ore: nel 2024, un incendio con dinamiche simili aveva interessato un altro locale riconducibile alla famiglia Moretti. All’epoca, l’episodio non ebbe conseguenze tragiche, ma oggi viene riletto come un campanello d’allarme ignorato, un segnale che avrebbe dovuto imporre controlli più stringenti.

Se confermato, questo elemento potrebbe assumere un peso rilevante nella ricostruzione delle responsabilità, non solo individuali ma anche sistemiche.

La libertà vigilata di Moretti

Va precisato che la libertà concessa a Jacques Moretti non è una libertà piena. L’uomo è sottoposto a una serie di obblighi e limitazioni: divieti di contatto, controlli economico-finanziari, restrizioni negli spostamenti. Inoltre, la scarcerazione può essere revocata in qualsiasi momento qualora emergano rischi di fuga, di pressione sui testimoni o di inquinamento probatorio.

Secondo gli inquirenti, Moretti potrebbe restare in libertà per mesi, forse fino alla conclusione della fase istruttoria preliminare. Una prospettiva che alimenta l’angoscia dei familiari delle vittime, già provati da un’attesa che sembra interminabile.

L’esposto delle vittime: una possibile svolta

Nelle prossime ore, un nuovo elemento potrebbe cambiare il corso dell’inchiesta. Sebastian Fanti, avvocato che rappresenta alcune delle vittime e dei familiari dei feriti, depositerà alla Procura un esposto di oltre venti pagine. Un documento definito “molto articolato”, che elenca presunte anomalie, omissioni e contraddizioni emerse finora.

Ma soprattutto, l’esposto conterrebbe due segnalazioni inedite, una delle quali – se riscontrata – potrebbe addirittura portare a una modifica del capo d’imputazione nei confronti di Moretti e a un suo immediato ritorno in carcere.

Per ora si tratta di ipotesi, ma l’attesa è altissima.

Il punto di vista criminologico

Dal punto di vista criminologico, il caso solleva interrogativi profondi. Chi paga una cauzione così elevata? Chi investe centinaia di migliaia di franchi per garantire la libertà e una difesa d’élite a un indagato coinvolto in una delle peggiori tragedie degli ultimi anni?

Secondo diversi esperti, chi compie una simile scelta non lo fa mai senza un interesse preciso: economico, reputazionale o strategico. Comprendere questa rete di relazioni potrebbe rivelarsi fondamentale per ricostruire il contesto in cui la tragedia è maturata.

Le vittime e la richiesta di giustizia

Mentre si discutono cauzioni, avvocati e strategie difensive, quaranta famiglie piangono i loro morti. Più di cento persone portano sul corpo e nella mente le cicatrici di una notte che ha cambiato per sempre le loro vite. La loro richiesta è semplice e allo stesso tempo enorme: verità e giustizia.

Non vendetta, non spettacolarizzazione, ma risposte chiare, responsabilità accertate, prevenzione per il futuro.

Un’immagine che vacilla

Quanto accaduto a Crans-Montana restituisce l’immagine di una Svizzera diversa da quella idealizzata. Non necessariamente meno giusta, ma certamente più complessa, più fragile, dove anche il sistema delle regole può mostrare crepe quando si scende nei livelli più profondi.

La libertà su cauzione di Jacques Moretti non chiude il caso. Al contrario, lo apre a una fase nuova, carica di tensioni, domande e aspettative. E finché resterà senza risposta la domanda fondamentale – chi sta davvero sostenendo Moretti e perché – la strage di Crans-Montana continuerà a essere non solo una tragedia, ma anche un enigma morale e giudiziario.