Il caso Garlasco: nuove ombre e nuovi scenari tra perizie scientifiche e una seconda indagine per corruzione

📰 Il caso Garlasco: nuove ombre e nuovi scenari tra perizie scientifiche e una seconda indagine per corruzione


Alexandria Oggi – 27 novembre 2025
Agenzia Investigativa Gemini

Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, continua a rappresentare una delle vicende giudiziarie più complesse e controverse della storia recente italiana. Nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione, pronunciata nel 2015, nuovi sviluppi investigativi e giudiziari stanno riaprendo interrogativi che sembravano ormai archiviati.

Nel corso del 2025, il caso ha conosciuto una nuova fase di forte instabilità, articolata lungo due direttrici distinte ma profondamente interconnesse: le nuove analisi scientifiche su DNA e impronte genetiche e una seconda indagine per corruzione negli atti giudiziari, attualmente in corso presso la Procura di Brescia.

Una riapertura che scuote l’opinione pubblica

La riapertura dell’attenzione investigativa sul delitto di Garlasco non nasce da un atto formale di revisione del processo, ma da una serie di analisi scientifiche aggiornate, rese possibili dall’evoluzione delle tecniche di indagine genetica. Nel 2025, alcune valutazioni peritali hanno messo in discussione la solidità delle conclusioni raggiunte durante il procedimento che portò alla condanna di Stasi.

Secondo indiscrezioni e relazioni tecniche non ufficiali emerse a fine novembre 2025, tracce biologiche rinvenute sotto le unghie di Chiara Poggi mostrerebbero una compatibilità genetica con Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Un dato che, se confermato in sede giudiziaria, rappresenterebbe un cambio di prospettiva radicale.

Un consulente nominato dal tribunale avrebbe riconosciuto questa compatibilità, ribaltando le precedenti valutazioni di genetisti che avevano escluso la presenza di DNA riconducibile a soggetti diversi da Stasi.

Il nodo del DNA e il dibattito scientifico

Il tema del DNA è sempre stato uno degli elementi più delicati e controversi del caso Garlasco. Per anni, le analisi genetiche erano state considerate insufficienti o non determinanti. Oggi, tuttavia, le nuove tecnologie consentono letture più raffinate di tracce biologiche minime, riaprendo il dibattito sulla loro interpretazione.

Le nuove perizie suggeriscono che le tracce sotto le unghie della vittima potrebbero essere il risultato di un contatto diretto e difensivo, ipotesi compatibile con una colluttazione. Questo elemento rafforza l’idea che Chiara Poggi possa aver cercato di difendersi, lasciando tracce del suo aggressore.

La questione centrale, tuttavia, rimane l’attendibilità delle nuove analisi rispetto a quelle precedenti e la loro effettiva capacità di scalfire una sentenza passata in giudicato.

L’impronta 33 e il ruolo di Andrea Sempio

Un ulteriore elemento emerso nel corso del 2025 riguarda una impronta digitale precedentemente non identificata, nota come impronta numero 33. Secondo le analisi più recenti, questa impronta sarebbe attribuibile proprio ad Andrea Sempio.

Sempio è stato inserito formalmente nel registro degli indagati con l’ipotesi di concorso in omicidio con ignoti. Una decisione che segna un punto di svolta significativo, poiché per anni il suo nome era rimasto ai margini delle indagini.

La presenza dell’impronta e la compatibilità genetica aprono nuovi interrogativi sulla dinamica dell’omicidio e sulla possibile presenza di più persone sulla scena del crimine.

La scala come nuova scena del delitto

Le analisi del RIS di Cagliari hanno inoltre portato a una revisione dell’interpretazione della scena del crimine. In particolare, gli investigatori stanno rivalutando il ruolo della scala dell’abitazione, non più considerata solo come il luogo del ritrovamento del corpo, ma come possibile teatro principale dell’aggressione.

Questa rilettura comporta conseguenze rilevanti sulla ricostruzione temporale e spaziale dei fatti, e potrebbe incidere sulla valutazione delle prove raccolte in passato.

Il destino giudiziario di Alberto Stasi

Alla luce di questi sviluppi, la posizione di Alberto Stasi è tornata al centro del dibattito pubblico e giuridico. Attualmente in regime di semilibertà, Stasi continua a proclamare la propria innocenza.

Le nuove evidenze, se validate in sede processuale, potrebbero costituire la base per una richiesta di revisione del processo. Tuttavia, il percorso giuridico appare complesso e irto di ostacoli, dato il peso di una sentenza definitiva.

La seconda indagine: corruzione negli atti giudiziari

Parallelamente agli sviluppi scientifici, un’altra inchiesta sta gettando nuove ombre sul caso: l’indagine per corruzione in atti giudiziari condotta dalla Procura di Brescia.

Al centro dell’inchiesta figura Mario Venditti, ex sostituto procuratore di Pavia, indagato per presunte irregolarità nella gestione delle indagini iniziali. Secondo l’accusa, Venditti avrebbe ricevuto denaro per orientare l’inchiesta in modo da scagionare Andrea Sempio.

Accuse, difese e prove contestate

La Procura ipotizza reati di corruzione e peculato, ma i giudici hanno recentemente definito le prove presentate dall’accusa come “non coerenti”. La difesa di Venditti continua a chiedere la restituzione dei dispositivi elettronici sequestrati, sostenendo l’assenza di elementi concreti a supporto delle accuse.

Nel corso dell’indagine sono emersi pagamenti non dichiarati ricevuti da un avvocato legato alla famiglia Sempio, come risulta da dichiarazioni dell’avvocato Lovati. Un elemento che ha alimentato sospetti sulla trasparenza dell’intera fase investigativa originaria.

Un’inchiesta che divide

L’indagine di Brescia non ha ancora prodotto esiti definitivi, ma ha già contribuito a rafforzare l’idea di un possibile inquinamento investigativo nelle fasi iniziali del caso Garlasco. Una prospettiva che, se confermata, avrebbe implicazioni profonde sulla legittimità dell’intero procedimento giudiziario.

Un caso da riscrivere?

Il caso Garlasco appare oggi come un mosaico incompleto, attraversato da nuove tessere che non sempre si incastrano con quelle precedenti. Le nuove prove scientifiche e le ombre sulla correttezza delle indagini originarie stanno alimentando l’ipotesi che questa vicenda possa essere, almeno in parte, riscritta.

Non a caso, anche a livello istituzionale, il dibattito è tornato acceso. Il Ministro della Giustizia ha pubblicamente affermato che, qualora emergessero prove concrete dell’innocenza di un condannato, lo Stato avrebbe il dovere morale e giuridico di consentire una revisione del processo.

Conclusione: tra verità giudiziaria e verità storica

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a interrogare la giustizia italiana. La distanza tra verità giudiziaria e verità storica appare oggi più sottile che mai.

Mentre le indagini proseguono e le perizie vengono riesaminate, una sola certezza rimane: il caso Garlasco non è affatto chiuso. E il suo futuro potrebbe riservare sviluppi capaci di cambiare radicalmente ciò che finora si è creduto definitivo.