[musica] [musica] [musica] [musica] È una calda e pigra mattina di fine estate in un quartiere dove la tranquillità regna sovrana, un posto dove i giardini sono curati con precisione millimetrica e il silenzio è interrotto solo dal fruscio delle foglie di Oleandro. In questa cornice di ordine apparente nel cuore di Uragomel, Brescia, in Lombardia, sta per consumarsi un dramma che sembra scaturito dalla penna di un romanziier esperto in delitti della camera chiusa, ma che possiede la gelida ferocia della realtà più cruda.

>> [musica] >> Dietro la porta della villetta al civico 23 di via Zuaboni, il destino ha già atteso la sua trappola mortale, trasformando una banale discussione d’affari in un massacro metodico e spiet AT che terrà l’Italia con il fiato sospeso per 16 lunghi anni. Chi avrebbe mai potuto sospettare che un rispettabile imprenditore immobiliare nascondesse segreti così pericolosi da condannare a morte non solo se stesso, ma anche la sua compagna e il suo unico figlio adolescente? Il sole sorge timido quel 28 agosto del
2006, illuminando la facciata ocra della casa dove il 5quantasseenne Angelo Cottarelli vive con la sua compagna e il loro figlio Luca. Verso le 8:00 del mattino, tre uomini in abiti distinti, simili a manager pronti per una riunione d’affari, scendono da una Fiat grande punto blu, noleggiata poco prima e bussano alla porta.
Angelo apre personalmente accogliendo gli ospiti con la confidenza di chi conosce bene i propri interlocutori, senza immaginare che quegli uomini non sono lì per trattare, ma per esigere un conto che non può essere pagato. si accomodano tutti intorno al tavolo della cucina per discutere di cifre ingenti e di fondi che sembrano svaniti nel nulla, mentre l’atmosfera si fa sempre più pesante.
Quale segreto inconfessabile lega un immobiliarista bresciano a questi visitatori giunti da lontano? Mentre le voci si alzano in casa, regna ancora un’illusione di normalità, tanto che alle 8:30 la collaboratrice domestica suona al citofono per iniziare il suo turno. La compagna di Angelo risponde con voce ferma e stranamente tranquilla, congedandola con la scusa di una partenza imminente della famiglia.
Era forse un disperato tentativo della donna di proteggere i suoi cari, allontanando un testimone innocente da quella che stava diventando una prigione. Non appena il citofono torna muto, la violenza esplode con una precisione chirurgica che non lascia scampo. Gli intr mobilizzano Angelo, la compagna e Luca utilizzando fascette stringicavo da elettricista in plastica nera, stringendo i polsi dietro la schiena in un rituale di sottomissione che gli aggressori sembrano aver sperimentato più volte.
Le vittime vengono trascinate nella tavernetta, un posto destinato al relax familiare che si trasforma in un palcoscenico di morte. Luca e la donna vengono fatti sedere su un divanetto, mentre Angelo è costretto a guardare l’orrore che sta per abbattersi sul suo mondo. Due pistole compaiono nelle mani degli assalitori, una calibro 22 e un revolver, e il silenzio della taverna viene spezzato da colpi esplosi a bruciapelo alla fronte della donna e del ragazzo.
Ma perché tanta ferocia contro un giovane innocente e una madre che non avevano alcun ruolo negli affari del padre? Forse l’eliminazione del testimone era diventata l’unica via d’uscita per un comando che aveva agito a volto scoperto e in pieno giorno. L’orrore però non finisce con gli spari, poiché gli assassini decidono di assicurarsi della morte delle vittime con una barbarie che sfida ogni logica umana.
Utilizzando un coltello da cucina trovato sul posto, sgozzano la donna e Luca, lasciando che il sangue insuppi i loro pigiami e trasformi il divano in una sorta di sudario. Angelo Cottarelli subisce l’ultimo atroce supplizio, viene sgozzato a sua volta e lasciato agonizzante sul pavimento in una pozza di sangue, mentre i tre uomini abbandonano la villetta portando via con sé il segreto di quel massacro.
Quando un socio d’affari preoccupato per il silenzio di Angelo entra in casa intorno a mezzogiorno, si trova davanti a una scena che gli investigatori definiranno come una delle più brutte della loro lunga carriera. Angelo respira ancora a malapena, il sangue gli strozza le parole in gola. L’uomo riesce a sbattere le palpebre davanti al medico del 118 per confermare di conoscere i suoi carnefici prima di spegnersi definitivamente in ospedale.
Le indagini si muovono inizialmente nel buio cercando di decifrare il profilo di un uomo che sembrava un comune professionista, ma che in realtà nascondeva un segreto inconfessabile. Angelo Cottarelli era un esperto in ingegneria finanziaria illecita, un uomo capace di creare società cartiere come la Dolma srl per emettere fatture false su scala industriale.
Il filo rosso del denaro porta agli investigatori lontano da Brescia, dritto verso la Sicilia, dove emerge un colossale sistema di truffe ai danni de
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