Il 2026 si apre senza mezze misure e lo fa con un’esplosione mediatica che riporta al centro della scena uno degli scontri più discussi degli ultimi mesi: quello tra Fabrizio Corona e Alfonso Signorini. Un caso che, tra accuse, indagini, comunicati ufficiali e social infuocati, continua a tenere banco dividendo l’opinione pubblica e alimentando un clima di tensione costante tra giustizia, spettacolo e gossip.
Ci eravamo lasciati alla fine del 2025 con un passaggio cruciale: l’autosospensione di Alfonso Signorini da Mediaset e il primo comunicato ufficiale del gruppo, che annunciava verifiche interne ma, nei toni, appariva più come una presa di posizione a tutela del conduttore che come una presa di distanza. Una scelta che ha fatto discutere, soprattutto alla luce del clamore mediatico generato dal caso “Falsissimo”, il format con cui Fabrizio Corona ha rilanciato accuse e retroscena destinati a far rumore.

La reazione di Corona non si è fatta attendere. Attraverso una serie di Instagram Stories, l’ex fotografo dei VIP ha sostenuto che l’autosospensione di Signorini non sarebbe stata una scelta spontanea, ma una mossa legata alla consapevolezza di essere già indagato. Secondo la sua narrazione, il rischio sarebbe stato quello di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. Parole pesanti, accompagnate dalla promessa di nuove rivelazioni e testimonianze in arrivo a gennaio.
A rafforzare il messaggio, un reel pubblicato sui social che in meno di 48 ore ha superato i sei milioni di visualizzazioni. Numeri che raccontano, più di qualsiasi analisi, l’impatto di questo caso sull’opinione pubblica digitale. Nel video, Corona appare visibilmente adirato e accusa un intero sistema mediatico di prendere in giro il pubblico, convinto che “tanto comandano loro”. Rivendica l’esistenza di chat, documenti e prove che – a suo dire – dimostrerebbero come Signorini avrebbe proposto favori professionali in cambio di rapporti personali. Accuse che, al momento, restano tutte da verificare nelle sedi opportune.
Il 30 dicembre arriva però la notizia che segna un punto di svolta: Alfonso Signorini risulta ufficialmente indagato dalla Procura di Milano per violenza sessuale ed estorsione, in seguito alla denuncia presentata da Antonio Medugno, ex concorrente del Grande Fratello VIP. La denuncia, depositata il 24 dicembre, ha dato il via a un fascicolo che molti media definiscono “atto dovuto”. Un’espressione che ha suscitato reazioni contrastanti, tra chi la legge come una formalità procedurale e chi teme una futura archiviazione rapida.
È importante chiarirlo: l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una colpevolezza. Si tratta di una fase preliminare che consente alla Procura di svolgere accertamenti e alla difesa di intervenire fin da subito. Ora la palla passa ai pubblici ministeri, che dovranno valutare se procedere con un rinvio a giudizio o archiviare il caso.
Nel frattempo, un altro elemento rilevante emerge con forza: il cambio del collegio difensivo di Signorini. A darne notizia è stata inizialmente Selvaggia Lucarelli, seguita poi da numerose testate. Il conduttore si è affidato a due avvocati di peso del Foro di Milano: Daniela Missaglia e Domenico Aiello. La prima è nota anche per aver assistito in passato Nina Moric, ex compagna di Fabrizio Corona; il secondo è considerato un penalista di razza, attualmente impegnato in altri procedimenti di alto profilo.
Le prime dichiarazioni di Aiello non lasciano spazio a interpretazioni morbide. La denuncia di Medugno viene definita una “ricostruzione balorda”, frutto – secondo la difesa – di un’operazione opportunistica volta a ottenere visibilità e vantaggi economici. Parole durissime, che segnano una linea difensiva chiara: colpire la credibilità del querelante e ribaltare completamente la narrazione fin qui emersa.
In una nota ufficiale, i legali sottolineano la serenità di Signorini, convinto di poter dimostrare la totale infondatezza delle accuse. Aiello arriva a sostenere che il suo assistito “non sarebbe capace di usare violenza nemmeno contro una zanzara”, ribadendo la piena disponibilità a collaborare con la Procura. Parallelamente, viene espresso forte allarme per la diffusione online di chat e conversazioni private, ritenute lesive della reputazione del conduttore e potenzialmente rilevanti dal punto di vista penale.
Secondo la difesa, esisterebbero numerosi messaggi in grado di minare la versione di Medugno. Tra questi, alcuni in cui il giovane avrebbe scritto “Mi manchi” a Signorini in periodi in cui quest’ultimo non si faceva sentire. Inoltre, emergerebbero presunte indicazioni ricevute dal manager di allora su come sfruttare al massimo le opportunità offerte dal rapporto con il conduttore. Elementi che, se confermati, potrebbero complicare la posizione dell’accusa.
La Procura di Milano, con i PM Letizia Mannella e Alessandro Gobbis, dovrà ora valutare attentamente tutte le versioni. Signorini si è detto pronto a sottoporsi a interrogatorio, così come potrebbero essere ascoltati nuovamente Medugno e lo stesso Corona, già indagato in un procedimento parallelo per la diffusione illecita di materiale privato.
Resta poi un punto ancora poco chiaro: a fine 2025 si parlava di una seconda denuncia, presentata da una persona rimasta anonima. Al momento, però, risulta depositata solo quella di Medugno. L’altra ipotesi è svanita? È stata ritirata o semplicemente mantenuta nel silenzio per ragioni di riservatezza? Domande che, per ora, restano senza risposta.
Nel frattempo, Antonio Medugno ha rotto nuovamente il silenzio attraverso una serie di video pubblicati sui social, in cui risponde alle critiche e ribadisce la propria versione dei fatti. Secondo il suo racconto, le accuse non riguarderebbero uno stupro in senso stretto, ma comportamenti ritenuti invasivi e non consensuali, come un bacio “rubato” e un contatto fisico indesiderato. Episodi che, se confermati, rientrerebbero comunque nella sfera della violenza, secondo quanto previsto dalla legge.
Dall’altra parte, la difesa sottolinea alcune apparenti incongruenze: la permanenza di Medugno a casa di Signorini dopo i fatti contestati, il fatto di aver comunque partecipato al Grande Fratello nonostante il presunto rifiuto di qualsiasi compromesso, e messaggi successivi che sembrerebbero contraddire un quadro di totale disagio. Tutti elementi che rendono la vicenda estremamente complessa e lontana da una lettura univoca.
È proprio qui che il caso diventa emblematico del nostro tempo. Da un lato, la necessità sacrosanta di ascoltare e tutelare chi denuncia; dall’altro, il principio di presunzione di innocenza e il rischio di processi mediatici che anticipano – e talvolta condizionano – quelli giudiziari. Nel mezzo, una macchina mediatica che amplifica ogni dettaglio, trasformando chat private e dichiarazioni parziali in armi di consenso o di distruzione.
Per ora, l’unica certezza è che la storia è tutt’altro che conclusa. Le promesse di nuove prove, le mosse della Procura e le eventuali testimonianze future potrebbero cambiare ancora una volta il quadro. Fino ad allora, l’unica posizione davvero responsabile resta quella dell’attesa, dell’analisi critica e del rispetto per tutte le parti coinvolte.
Il 2026 è appena iniziato, ma il “caso Signorini-Corona” ha già dimostrato di essere uno dei capitoli più controversi e divisivi della cronaca mediatica italiana. E, con ogni probabilità, non abbiamo ancora visto l’ultimo colpo di scena.















